Circolare per i clienti del 03.03.2021

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Fisco

Superbonus: comunicazione delle opzioni al 31 marzo

Slitta dal 16 al 31 marzo il termine entro cui trasmettere all’AE la comunicazione delle opzioni alternative alla fruizione diretta del Superbonus 110%, relative alle spese sostenute nel 2020 (art. 121 DL 34/2020 conv. in L 77/2020). Le opzioni, alternative tra loro, consistono in:

  • un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori che hanno realizzato gli interventi;
  • la cessione a soggetti terzi del credito corrispondente alla detrazione spettante.

Il termine è stato prorogato dall’AE a fronte delle richieste di operatori, consulenti e relative associazioni di categoria che, stante il rilascio della procedura telematica di invio, avvenuto lo scorso 15 ottobre, hanno richiesto maggior tempo per predisporre e trasmettere tutte le comunicazioni relative alle spese sostenute nel 2020, accumulatesi nel tempo.

Superbonus: demolizione e ricostruzione di unità collabenti

È possibile fruire del Superbonus anche relativamente alle spese sostenute per gli interventi realizzati su edifici classificati nella categoria catastale F/2 (“unità collabenti”) a condizione che al termine dei lavori l’immobile rientrino in una delle categorie catastali ammesse al beneficio (immobili residenziali diversi da A/1, A/8, A/9 e relative pertinenze). A fini dell’individuazione dei limiti di spesa, nel caso in cui gli interventi comportino l’accorpamento di più unità immobiliari o la suddivisione in più immobili di un’unica unità abitativa, vanno considerate le unità immobiliari censite in Catasto all’inizio degli interventi edilizi e non quelle risultanti alla fine dei lavori.

Il caso di specie

L’istante intende realizzare un intervento di demolizione e ricostruzione, con stessa forma e dimensione, di un fabbricato pericolante, composto da due unità immobiliari c.d. “collabenti”, con frazionamento in sei unità immobiliari. È inoltre sua intenzione realizzare interventi antisismici e di riduzione del rischio sismico sull’edificio (composto dalle due unità collabenti) nonché realizzare gli impianti (reflui, adduzione e riscaldamento) a servizio sia del fabbricato da demolire e ricostruire, sia di un’altra unità immobiliare autonoma, attigua e già esistente (cd. “casottino”, censita come unità immobiliare C/3, priva di impianto di riscaldamento).

Le indicazioni dell’AE

Il contribuente può fruire della detrazione Superbonus in relazione agli interventi di riduzione del rischio sismico che prevedono la demolizione e ricostruzione del fabbricato classificato nella categoria catastale F/2 (due unità collabenti) sempreché gli interventi siano inquadrabili nella categoria della “ristrutturazione edilizia” (art. 3 c. 1 lett. d) DPR 380/2001). La spesa massima ammissibile è di 96.000 € moltiplicato per il numero di due unità collabenti F/2, cosi come indicati dall’Istante all’inizio dei lavori e non quelle risultanti alla fine dei lavori. Rientrano nel richiamato limite di spesa anche gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria quali, ad esempio, il rifacimento delle pareti esterne e interne, dei pavimenti, dei soffitti, dell’impianto idraulico ed elettrico necessarie per completare l’intervento nel suo complesso.

L’istante potrà beneficiare del Superbonus limitatamente alle spese sostenute per interventi antisismici dal 1° luglio 2020 al 30 giugno 2022, indipendentemente dalla data di effettuazione degli interventi oppure, nell’ipotesi che alla data del 30 giugno 2022 sia stato effettuato almeno il 60% dell’intervento complessivo, per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2022.

Poiché il complesso immobiliare oggetto dell’intervento è costituito da due unità collabenti, prive di impianto di riscaldamento (cosi come dichiarato dallo stesso Istante), le spese per gli interventi di efficientamento energetico non possono invece essere ammesse al Superbonus.

 

Università non statali: importi massimi detraibili

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto MIUR recante l’individuazione degli importi delle tasse e dei contributi di iscrizione alle università non statali ai fini della detrazione dall’imposta lorda sui redditi dell’anno 2020.

La spesa detraibile relativa all’iscrizione per la frequenza dei corsi di laurea, laurea magistrale e laurea magistrale a ciclo unico delle università non statali, per ciascuna area disciplinare di afferenza e zona geografica in cui ha sede l’Ateneo, è individuata negli importi massimi indicati come segue:

  • corso di istruzione medica: euro 3700 (Nord), 2900 (Centro), 1800 (Sud e Isole);
  • corso di istruzione sanitaria: euro 2600 (Nord), 2200 (Centro), 1600 (Sud e Isole);
  • corso di istruzione scientifico-tecnologica: euro 3500 (Nord), 2400 (Centro), 1600 (Sud e Isole);
  • corso di istruzione umanistico-sociale: euro 2800 (Nord), 2300 (Centro), 1500 (Sud e Isole).

La spesa detrabile riferita agli studenti iscritti ai corsi di dottorato, di specializzazione e ai master universitari di primo e secondo livello, nell’importo massimo, è la seguente: euro 3700 (Nord), 2900 (Centro), 1800 (Sud).

Esonero contributivo alternativo alla CIG: istruzioni INPS

La Legge di Bilancio 2021 ha previsto per le aziende che non richiedono i nuovi trattamenti di integrazione salariale un esonero dal versamento dei contributi previdenziali per un ulteriore periodo massimo di 8 settimane, fruibili entro il 31 marzo 2021, nei limiti delle ore di integrazione salariale già fruite nei mesi di maggio e/o giugno 2020, con esclusione dei premi e dei contributi dovuti all’INAIL, riparametrato e applicato su base mensile (art. 1, c. 306-308, L 178/2020). Ai fini del riconoscimento dell’esonero, i datori di lavoro devono aver fruito, almeno parzialmente, dei trattamenti di integrazione salariale con causale COVID-19 nei mesi di maggio e/o giugno 2020.

Le due misure (nuovi trattamenti di integrazione salariale ed esonero contributivo) si pongono tra di loro in regime di alternatività, quantomeno in riferimento alla medesima unità produttiva. Pertanto, l’accesso ai nuovi trattamenti di integrazione salariale comporta l’impossibilità, nella medesima unità produttiva, di accedere all’esonero contributivo disciplinato dalla stessa Legge di Bilancio 2021.

Al contrario, le previsioni normative non precludono la possibilità di presentare domanda, in concomitanza o contestualmente alla richiesta di agevolazione contributiva qui esaminata, per ammortizzatori sociali ordinari, diversi dalle causali COVID-19.

Datori di lavoro che possono accedere all’esonero

I nuovi chiarimenti precisano che:

  • può accedere all’esonero il datore di lavoro, identificato sulla base della matricola INPS, che abbia fruito, anche parzialmente, dei trattamenti di integrazione salariale nei mesi di maggio e/o giugno 2020, indipendentemente dalla circostanza che i lavoratori in forza nei mesi di effettiva fruizione dell’esonero siano i medesimi lavoratori in forza durante la fruizione dei trattamenti di integrazione salariale nei mesi di maggio e/o giugno 2020;
  • ai fini della verifica del rispetto del presupposto legittimante il riconoscimento dell’esonero, è necessario fare riferimento alle singole matricole INPS attribuite ai datori di lavoro in ragione del diverso inquadramento previdenziale;
  • nelle ipotesi di cessione di ramo di azienda, il diritto alla fruizione dell’esonero in trattazione permane in capo al datore di lavoro cedente, senza alcun trasferimento in capo al cessionario della possibilità di fruire dello stesso. Il datore di lavoro cedente potrà fruire dell’esonero in parola solo con riferimento ai lavoratori risultanti ancora alle sue dipendenze dopo la cessione;
  • in caso di fusione (sia per unione che per incorporazione), l’esonero, in virtù del fatto che l’azienda che ha fruito dei trattamenti di integrazione salariale nei mesi di maggio e/o giugno 2020 attua, con tale operazione, un percorso di unione, potrà essere fruito dalla società risultante dal processo di unione/incorporazione.

Alternatività tra l’esonero contributivo e le integrazioni salariali e lo stesso esonero previsto dal Decreto Ristori

In ordine all’alternatività dell’esonero è stato chiarito che:

la scelta tra l’esonero in trattazione e i nuovi strumenti di integrazione salariale dovrà essere operata per singola unità produttiva. Ciò comporta che, presso il medesimo datore di lavoro, si potrà fruire per alcune unità produttive dell’esonero e per altre unità produttive dei nuovi trattamenti di integrazione salariale;

i benefici sono riconosciuti al datore di lavoro che rinunci alla spendita del residuo di esonero previsto dal Decreto Ristori (art. 12 DL 137/2020 conv. in L 176/2020) e non intenda avvalersi dei nuovi trattamenti di integrazione salariale previsti dalla Legge di Bilancio 2021.

Misura e importo dell’esonero

L’effettivo ammontare dell’esonero è pari al minore importo tra la contribuzione datoriale teoricamente dovuta per le ore di integrazione salariale fruite nei mesi di maggio e/o giugno 2020 e la contribuzione datoriale dovuta (e sgravabile) nelle mensilità in cui ci si intenda avvalere della misura, tenendo presente che:

  • ai fini della determinazione delle ore di integrazione salariale fruite nelle mensilità di maggio e/o giugno 2020, utili ai fini della definizione dell’ammontare dell’esonero, vi rientrano sia quelle fruite mediante conguaglio che quelle fruite mediante pagamento diretto. Al riguardo, si precisa che la retribuzione persa nei mesi di maggio e/o giugno 2020 – da utilizzare come base di calcolo per la misura dell’esonero – deve essere maggiorata dei ratei di mensilità aggiuntive;
  • ai fini della determinazione della contribuzione datoriale che sarebbe stata dovuta per le ore di integrazione salariale fruite nei predetti mesi di maggio e/o giugno 2020, occorre tenere conto dell’aliquota contributiva piena astrattamente dovuta e non di eventuali agevolazioni contributive spettanti nella suddetta mensilità;
  • nell’ipotesi in cui l’azienda interessata all’esonero abbia alle proprie dipendenze apprendisti si farà riferimento alla aliquota propria prevista per tale tipologia di lavoratori;
  • l’ammontare dell’esonero prescinde dal numero dei lavoratori per i quali si è fruito dei trattamenti di integrazione salariale, in quanto la contribuzione datoriale non versata nelle suddette mensilità di maggio e/o giugno 2020 costituisce esclusivamente il parametro di riferimento per l’individuazione del credito aziendale;
  • laddove la fruizione dell’esonero avvenga in due mensilità, gli importi mensili non necessariamente dovranno essere di pari ammontare, poiché ciò dipende dalla contribuzione dovuta;
  • l’importo dell’esonero può essere fruito, fino al 31 marzo 2021, per un periodo massimo di 8 settimane e deve essere riparametrato e applicato su base mensile. Pertanto, nelle ipotesi in cui il calcolo della contribuzione non versata per le ore di integrazione salariale possa determinare un credito potenzialmente fruibile per un periodo superiore a 8 settimane, resta fermo il limite temporale massimo di 8 settimane. Resta la possibilità per il datore di lavoro di fruire dell’esonero per periodi inferiori alle 8 settimane.

Contribuzioni escluse dell’esonero

Non sono oggetto di esonero le seguenti contribuzioni:

  • i premi e i contributi dovuti all’INAIL;
  • il contributo, ove dovuto, al “Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto” (art. 1, c. 755, L 296/2006);
  • il contributo, ove dovuto, ai Fondi di solidarietà bilaterali (artt. 26, 27, 28 e 29 D.Lgs. 148/2015);
  • il contributo pari allo 0,30% della retribuzione imponibile, destinato, o comunque destinabile, al finanziamento dei Fondi interprofessionali per la formazione continua (art. 25, c. 4, L 845/78);
  • le contribuzioni che non hanno natura previdenziale e quelle concepite allo scopo di apportare elementi di solidarietà alle gestioni previdenziali di riferimento.

Condizioni di spettanza dell’esonero

L’esonero, sostanziandosi in un beneficio contributivo, è subordinato al ricorrere delle seguenti condizioni:

  • regolarità degli obblighi di contribuzione previdenziale, ai sensi della normativa in materia di documento unico di regolarità contributiva (DURC);
  • assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro e rispetto degli altri obblighi di legge;
  • rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, sottoscritti dalle Organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;
  • il datore di lavoro deve attenersi al divieto di licenziamento, per tutto il periodo astrattamente previsto per la fruizione dell’esonero e quindi fino al 31 marzo 2021. I divieti di licenziamento operano, pertanto, non solo durante il periodo di fruizione dell’esonero, ma in ogni caso fino al 31 marzo 2021.

Compatibilità con gli aiuti di Stato

L’efficacia delle disposizioni sull’esonero è subordinata all’autorizzazione della Commissione europea.

Coordinamento con altre misure

L’esonero è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente, nei limiti della contribuzione previdenziale dovuta e a condizione che per gli altri esoneri di cui si intenda fruire non sia espressamente previsto un divieto di cumulo con altri regimi. A titolo di esempio non è cumulabile con:

  1. l’incentivo strutturale all’occupazione giovanile;
  2. l’incentivo “Io lavoro”.

Laddove l’esonero in commento risulti cumulabile con un’altra agevolazione, per l’effettiva applicazione della seconda misura agevolata deve farsi riferimento alla contribuzione “dovuta”, e cioè, più specificamente, alla contribuzione residua “dovuta”, in ragione del primo esonero applicato.

La cumulabilità trova applicazione sia con riferimento ad altre agevolazioni di tipo contributivo (ad esempio, incentivo all’assunzione di over 50 disoccupati da almeno 12 mesi) che con riferimento agli incentivi di tipo economico (ad esempio, incentivo all’assunzione di disabili, o incentivo all’assunzione di beneficiari di NASPI).

Se le previsioni normative prevedono un abbattimento totale della contribuzione datoriale – come nel caso dell’esonero per l’assunzione di donne – l’esonero, nel periodo di applicazione dello specifico incentivo all’assunzione, può trovare applicazione per le medesime lavoratrici solo laddove vi sia un residuo di contribuzione esonerabile (si ricorda, al riguardo, che l’agevolazione per le assunzioni delle donne effettuate nel biennio 2021-2022 trova applicazione sul 100% dei contributi datoriali ma nel limite di € 6.000 annui).

Con riferimento alle agevolazioni astrattamente applicabili che siano state introdotte contemporaneamente nell’ordinamento (a titolo esemplificativo, la c.d. Decontribuzione Sud così come da ultimo disciplinata dalla Legge di Bilancio 2021), l’applicazione dell’esonero contributivo per i datori di lavoro che rinuncino ai trattamenti di integrazione salariale, in virtù dell’entità dello stesso, preclude l’applicazione della c.d. Decontribuzione Sud per tutto il periodo di fruizione della misura. Resta fermo che, al termine della fruizione del suddetto esonero, il datore di lavoro interessato, che sia in possesso dei requisiti legittimanti, potrà accedere, per il periodo di spettanza, alla Decontribuzione Sud.

I datori di lavoro privati che abbiano richiesto l’esonero previsto dal Decreto Ristori, possono rinunciare alle frazioni di esonero non ancora godute e contestualmente presentare domanda per accedere ai nuovi trattamenti di integrazione salariale.

Indennità previste dal Decreto Ristori: istruzioni per il riesame delle domande 

L’INPS ha fornito un chiarimento in tema di gestione delle istruttorie relative agli eventuali riesami delle domande di indennità COVID-19 previste dal c.d. Decreto Ristori (artt. 15 e 15-bis DL 137/2020 conv. in L 176/2020).

Il Decreto prevedeva, rispettivamente, la concessione di un’indennità onnicomprensiva-bis e un’indennità onnicomprensiva-ter, pari a € 1.000 ciascuna, in favore delle seguenti categorie:

  • lavoratori stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
  • lavoratori in somministrazione dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
  • lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali;
  • lavoratori intermittenti;
  • lavoratori autonomi occasionali;
  • lavoratori incaricati alle vendite a domicilio;
  • lavoratori dello spettacolo;
  • lavoratori a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali.

Il termine, non perentorio, per la presentazione dell’istanza di riesame è quello di 20 giorni dalla pubblicazione del messaggio INPS, ovvero l’11 marzo 2021. Entro tale termine l’interessato deve presentare la documentazione utile al riesame.

Per l’indennità in favore dei lavoratori stagionali del turismo, degli stabilimenti termali e dello spettacolo (art. 15 DL 137/2020 conv. in L 176/2020), l’assicurato può proporre un’istanza di riesame, che permetta all’Istituto di verificare le risultanze dei controlli automatici e il rispetto dei requisiti di appartenenza a ciascuna categoria.

Con particolare riferimento alla verifica della titolarità di rapporto di lavoro dipendente per i lavoratori stagionali, somministrati e a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, nonché alla verifica della titolarità di contratto autonomo occasionale in essere per i lavoratori autonomi occasionali, a causa della formulazione della norma, il requisito dell’assenza di titolarità di un rapporto di lavoro deve essere verificato al 30 ottobre 2020 anziché al 29 ottobre 2020.

Inoltre, si precisa che, per l’erogazione dell’indennità in favore dei lavoratori dello spettacolo, non è prevista alcuna verifica in merito alla titolarità di un rapporto di lavoro, indipendentemente dalla sua natura.

Per l’indennità in favore dei lavoratori stagionali del turismo, degli stabilimenti termali, dello spettacolo e per gli incaricati alle vendite a domicilio (art. 15-bis DL 137/2020 conv. in L 176/2020), l’assicurato può proporre un’istanza di riesame, che permetta all’Istituto di verificare le risultanze dei controlli automatici e il rispetto dei requisiti di appartenenza a ciascuna categoria.

Con particolare riferimento alla verifica della titolarità di rapporto di lavoro dipendente per i lavoratori stagionali, somministrati e a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, e per i lavoratori dello spettacolo, nonché alla verifica della titolarità di contratto autonomo occasionale in essere per i lavoratori autonomi occasionali, a causa della formulazione della norma, l’INPS ricorda che il requisito dell’assenza di titolarità di un rapporto di lavoro deve essere verificato al 1° dicembre 2020 anziché al 30 novembre 2020.

 

Registro Imprese: solo alla parte interessata spetta richiedere l’iscrizione 

Con la Nota MiSE 19 febbraio 2021 n. 46907, il Ministero fornisce chiarimenti in merito alla funzione pubblicitaria del Registro delle Imprese, affrontando per la prima volta la nuova disciplina introdotta dall’art. 40 del DL 76/2020 conv. in L 120/2020 e la funzione della vigilanza ministeriale rispetto a quella del giudice del registro.

Come risulta dalle disposizioni, alle Camere di commercio spetta il compito di garantire l’attualità delle informazioni contenute nel Registro delle imprese ed, a questo scopo, il legislatore ha anche previsto, fra le competenze degli Enti e del Giudice del registro, l’attuazione di procedure di iscrizione d’ufficio. Con il DL 76/2020, tali procedure sono state sottoposte ad un importante intervento di semplificazione che ha affidato il ruolo, già attribuito al Giudice del registro, al Conservatore con l’intento di ridurre i tempi di conclusione delle procedure d’ufficio e, conseguentemente, restringere i tempi necessari per l’aggiornamento del Registro delle imprese. Al Giudice del registro resta riservato il riesame della procedura in caso di impugnazione del provvedimento del Conservatore.

La titolarità di richiedere le iscrizioni nel Registro delle imprese, al di fuori dei casi di iscrizioni d’ufficio previste specificatamente da norme ad hoc, è esclusivamente riservata alla parte interessata.

Con riguardo all’obbligo di iscrizione di un indirizzo pec, vigono le disposizioni che prevedono, in caso di inadempimento, oltre all’irrogazione di una sanzione pecuniaria, anche l’assegnazione d’ufficio di un domicilio digitale.

La competenza in materia di vigilanza sul Registro delle imprese affidata al Mise consiste nella verifica del livello e della qualità della funzione pubblicitaria affidata alle Camere di commercio. Tale potere si esplica attraverso atti di indirizzo ed anche ispezioni aventi ad oggetto le modalità di attuazione delle procedure previste dalla normativa di settore. Resta esclusa la possibilità di entrare nel merito dei provvedimenti adottati dalle Camere che possono essere impugnati dinanzi all’autorità giudiziaria da parte di chi si ritiene leso nelle sue legittime posizioni giuridiche.

Contratto di concessione cessato e bonus locazione

È possibile fruire del bonus locazione anche in assenza di un contratto di concessione vigente (art. 28 DL 34/2020 conv. in L 77/2020). Questo il chiarimento fornito dall’AE in materia di credito d’imposta per i canoni di locazione degli immo non abitativo e affitto d’azienda, rispondendo all’interpello di una società che esercitava la propria attività in alcuni locali di proprietà comunale, sulla base di una concessione registrata che non era stata rinnovata, pur perdurando l’occupazione dei locali in cui si svolgeva l’attività commerciale.

In merito alla possibilità di beneficiare del credito di imposta a seguito del pagamento dell’indennità provvisoria in assenza della concessione da parte del Comune l’AE ha precisato che, tenuto conto della ratio legis, il rapporto tra le parti in causa da cui scaturisce l’obbligo di pagamento dell’indennità in questione può essere assimilato ai contratti di locazione, di leasing o di concessione di immobili (cfr. Risp. AE 11 gennaio 2021 n. 34).

La società istante può fruire del credito d’imposta con riferimento alla quota di indennità imputabile ai mesi di marzo, aprile, maggio e giugno 2020, e corrisposta, in assenza di un contratto di concessione vigente per l’occupazione sine titulo di un immobile ad uso non abitativo a seguito della cessazione della concessione, indipendentemente dalla qualificazione che tali somme assumono ai fini delle imposte dirette.

Adempimenti

Web tax: il primo versamento al 16 marzo 2021

Appuntamento il 16 marzo con il primo versamento dell’imposta sui servizi digitali (Web Tax), introdotta dalla legge di bilancio 2019 (art. 1, cc. 35-50, L 145/2018) e modificata dal Bilancio 2020 (art. 1, c. 678), da calcolarsi con aliquota del 3 per cento sui ricavi derivanti da determinati servizi digitali realizzati da soggetti esercenti attività d’impresa.

L’Agenzia delle Entrate ne ha definito le regole operative con il Provv. AE 15 gennaio 2021 n. 13185.

Soggetti passivi

Sono “soggetti passivi dell’imposta” i soggetti esercenti attività d’impresa che, nel corso dell’anno solare precedente a quello in cui sorge il presupposto impositivo:

  1. realizzano ovunque nel mondo, singolarmente o congiuntamente a livello di gruppo, un ammontare complessivo di ricavi non inferiore a euro 750.000.000;
  2. percepiscono nel medesimo periodo, singolarmente o congiuntamente a livello di gruppo, un ammontare di ricavi da servizi digitali non inferiore a euro 5.500.000 nel territorio dello Stato.

Ambito oggettivo

L’imposta si applica alla fornitura dei servizi digitali.

Nota bene: per “servizi digitali” s’intendono:

  1. veicolazione su un’interfaccia digitale di pubblicità mirata agli utenti della medesima interfaccia;
  2. messa a disposizione di un’interfaccia digitale multilaterale che consente agli utenti di essere in contatto e di interagire tra loro, anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni o servizi;

iii. trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale.

Sono esclusi dall’ambito oggettivo dell’imposta i seguenti servizi:

  1. a) la fornitura diretta di beni e servizi, nell’ambito di un servizio di intermediazione digitale;
  2. b) la fornitura di beni o servizi ordinati attraverso il sito web del fornitore di quei beni e servizi, quando il fornitore non svolge funzioni di intermediario;
  3. c) la messa a disposizione di un’interfaccia digitale il cui scopo esclusivo o principale, in termini di ricavi realizzati, è quello della fornitura agli utenti dell’interfaccia, da parte del soggetto che gestisce l’interfaccia stessa, di contenuti digitali, servizi di comunicazione o servizi di pagamento;
  4. d) la messa a disposizione di un’interfaccia digitale utilizzata per gestire: i sistemi dei regolamenti interbancari, le piattaforme di negoziazione o i sistemi di negoziazione degli internalizzatori sistematici, le attività di consultazione di investimenti partecipativi e, se facilitano la concessione di prestiti, i servizi di intermediazione nel finanziamento partecipativo, le sedi di negoziazione all’ingrosso;
  5. e) la cessione di dati da parte dei soggetti che forniscono i servizi indicati alla lettera d);
  6. f) lo svolgimento delle attività di organizzazione e gestione di piattaforme telematiche per lo scambio dell’energia elettrica, del gas, dei certificati ambientali e dei carburanti, nonché la trasmissione dei relativi dati ivi raccolti e ogni altra attività connessa.

 

Sono infine escluse dall’ambito oggettivo di applicazione dell’imposta anche le prestazioni di servizi accessori alle operazioni escluse appena indicate.

Calcolo della base imponibile

L’imposta si ottiene applicando l’aliquota del 3 per cento ai ricavi imponibili. A tal fine rilevano i corrispettivi percepiti nel corso dell’anno solare da ciascun soggetto passivo dell’imposta per l’effettuazione dei servizi digitali ovunque realizzati, limitatamente alla percentuale rappresentativa della parte di tali servizi collegata al territorio dello Stato.

I ricavi imponibili sono assunti al lordo dei costi sostenuti per la fornitura dei servizi digitali e al netto dell’imposta sul valore aggiunto e di altre imposte indirette.

Nella determinazione della base imponibile non devono essere considerati i ricavi derivanti dai servizi digitali resi a soggetti, sia residenti sia non residenti nel territorio dello Stato, che si considerano controllati, controllanti o controllati dallo stesso soggetto controllante ai sensi dell’art. 2359 c.c. nel medesimo anno solare.

Come anticipato, ai fini della web tax, un ricavo è imponibile se l’utente del servizio digitale è localizzato nel territorio nello Stato.

In particolare:

– per i servizi digitali riguardanti la veicolazione su un’interfaccia digitale mirata agli utenti della medesima interfaccia, l’utente si considera localizzato nel territorio dello Stato se la pubblicità figura sul dispositivo dell’utente nel momento in cui il dispositivo è utilizzato nel territorio nello Stato, nell’anno solare, per accedere ad una interfaccia digitale;

– per i servizi digitali relativi alla messa a disposizione di un’interfaccia digitale multilaterale che consente agli utenti di essere in contatto e di interagire tra loro, anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni o servizi, resi attraverso una interfaccia digitale multilaterale che facilita le corrispondenti cessioni di beni o prestazioni di servizi direttamente tra gli utenti, l’utente si considera localizzato nel territorio italiano quando ivi utilizza, nell’anno solare, un dispositivo per accedere all’interfaccia digitale e conclude un’operazione corrispondente su tale interfaccia in detto periodo;

– per i servizi relativi alla trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale non rientranti tra quelli di cui al periodo precedente, l’utente si considera localizzato nel territorio italiano quando dispone di un conto per la totalità o una parte dell’anno solare che gli consente di accedere all’interfaccia digitale e tale conto è stato aperto utilizzando un dispositivo localizzato nel territorio dello Stato.

L’agenzia delle Entrate chiarisce inoltre che il dispositivo si considera localizzato nel territorio italiano sulla base dell’indirizzo di protocollo internet (IP) del dispositivo stesso o facendo ricorso a qualsiasi altra informazione disponibile per i soggetti passivi dell’imposta che consenta la geolocalizzazione del predetto dispositivo.

Come versare l’imposta

I soggetti passivi dell’imposta sono tenuti al versamento dell’imposta entro il 16 febbraio dell’anno solare successivo a quello in cui sono realizzati i ricavi imponibili. Solo in sede di versamento per il primo anno, la scadenza è prorogata al 16 marzo 2021.

L’imposta è versata con le modalità di cui all’art. 17 D.Lgs. 241/97. Si è ancora in attesa del provvedimento che stabilisca istituisca i codici tributo per il versamento dell’imposta e impartisca le istruzioni per la compilazione del modello di pagamento.

I soggetti non residenti che non dispongono di un conto corrente presso sportelli bancari o postali situati in Italia il versamento dovrà essere effettuato mediante bonifico in “EURO” a favore del Bilancio dello Stato al Capo 8 – Capitolo 1006 (codice IBAN IT43W0100003245348008100600), indicando quale causale del bonifico: il codice fiscale, il codice tributo e l’anno di riferimento.

Guide operative

Il credito d’imposta per gli investimenti in start-up e PMI innovative

Con il decreto 28 dicembre 2020 il Ministero dello Sviluppo Economico ha definito le modalità di attuazione degli incentivi fiscali in regime de minimis all’investimento in start-up innovative e in PMI innovative.

L’agevolazione fiscale è stata introdotta dal decreto Rilancio, ed è pari al 50% dell’investimento effettuato nelle startup innovative (investimento agevolabile fino ad un massimo di 100 mila euro, per ciascun periodo di imposta) e nelle PMI innovative (fino ad un massimo di 300 mila euro, oltre tale limite, sulla parte eccedente l’investitore può detrarre il 30% in ciascun periodo d’imposta), nei limiti delle soglie fissate dal regime “de minimis”.

Sono detraibili sia gli investimenti effettuati direttamente nel capitale sociale delle imprese e delle startup innovative che quelli effettuati indirettamente, tramite organismi di investimento collettivi del risparmio.

Impresa beneficiaria

Il soggetto investitore, per poter usufruire delle agevolazioni fiscali, deve effettuare l’investimento agevolato in una o più imprese beneficiarie.

Nota bene: per impresa beneficiaria dell’investimento agevolato si intende la start-up innovativa o la PMI innovativa regolarmente iscritta nell’apposita sezione speciale del registro delle imprese al momento dell’investimento.

L’investimento agevolato può essere effettuato dall’investitore anche indirettamente per il tramite di organismi di investimento collettivo del risparmio che investono prevalentemente in start-up innovative o PMI innovative.

Investimento agevolato

L’investimento massimo, rispetto al quale il soggetto investitore può accedere all’agevolazione fiscale, non può eccedere, in ciascun periodo d’imposta:

– l’importo di euro 100.000 se l’investimento viene effettuato in una o più startup innovative;

– l’importo di euro 300.000 se l’investimento viene effettuato in una o più PMI innovative. In tal caso, se l’investimento è superiore a tale importo, sulla parte di investimento che eccede tale limite, il soggetto investitore può detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 30 per cento di detta eccedenza.

L’investimento agevolato deve essere mantenuto per almeno tre anni, pena la decadenza dal beneficio.

L’agevolazione fiscale deve essere applicata ai conferimenti in denaro iscritti alla voce del capitale sociale e della riserva da sovrapprezzo delle azioni o quote delle start-up innovative e delle PMI innovative, nonché agli investimenti in quote degli organismi di investimento collettivo del risparmio.

Ai fini della determinazione del periodo agevolato, i conferimenti rilevano:

  1. nel periodo d’imposta in corso alla data del deposito per l’iscrizione nel registro delle imprese da parte della start-up innovativa o della PMI innovativa dell’atto costitutivo o della deliberazione di aumento del capitale sociale ovvero, se successiva, alla data del deposito dell’attestazione che l’aumento del capitale è stato eseguito ai sensi degli artt. 2444 e 2481-bis c.c.;
  2. alla data di sottoscrizione delle quote, in caso di investimenti in quote degli organismi di investimento collettivo del risparmio;
  3. nel periodo d’imposta in corso alla data in cui ha effetto la conversione, nel caso di conferimenti derivanti dalla conversione di obbligazioni convertibili.

Con riguardo alle start-up innovative o PMI innovative non residenti che esercitano nel territorio dello Stato un’attività di impresa mediante una stabile organizzazione, le agevolazioni spettano in relazione alla parte corrispondente agli incrementi del fondo di dotazione di dette stabili organizzazioni.

Agevolazione fiscale

L’agevolazione fiscale spetta fino ad un ammontare massimo di aiuti concessi a titolo «de minimis» ad una medesima start-up innovativa o PMI innovativa non superiore a 200.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari.

Per i soci di società in nome collettivo e in accomandita semplice l’importo per il quale spetta la detrazione è determinato in proporzione alle rispettive quote di partecipazione agli utili.

Qualora la detrazione sia di ammontare superiore all’imposta lorda, l’eccedenza potrà essere portata in detrazione dall’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche dovuta nei periodi di imposta successivi, non oltre il terzo periodo, fino a concorrenza del suo ammontare.

Procedura di presentazione dell’istanza

L’impresa beneficiaria prima della effettuazione dell’investimento da parte del soggetto investitore, dovrà presentare apposita istanza tramite la piattaforma informatica «Incentivi fiscali in regime «de minimis» per investimenti in start-up e PMI innovative» a cura del Ministero dello sviluppo economico.

L’istanza, completamente dematerializzata, può essere presentata solo on line e resa nella forma di dichiarazione sostitutiva ai sensi del DPR 445/2000, dovrà contenere le seguenti informazioni:

  1. a) gli elementi identificativi dell’impresa beneficiaria, del soggetto investitore e, in caso di investimento indiretto, dell’organismo di investimento collettivo del risparmio;
  2. b) l’ammontare dell’investimento che il soggetto investitore intende effettuare;
  3. c) l’ammontare della detrazione che il soggetto investitore intende richiedere.

Come fruire dell’agevolazione fiscale

L’agevolazione fiscale dovrà essere indicata dal soggetto investitore nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui il soggetto stesso ha effettuato l’investimento nella impresa beneficiaria.

Decadenza dalle agevolazioni fiscali

Il diritto alle agevolazioni decade per il soggetto investito se, entro tre anni dalla data in cui rileva

l’investimento, si verifica:

  1. la cessione, anche parziale, a titolo oneroso, delle partecipazioni o quote ricevute in cambio degli investimenti agevolati, inclusi gli atti a titolo oneroso che importano costituzione o trasferimento di diritti reali di godimento e i conferimenti in società, nonché la cessione di diritti o titoli attraverso cui possono essere acquisite le predette partecipazioni o quote;
  2. la riduzione di capitale nonché la ripartizione di riserve o altri fondi costituiti con sovrapprezzi di emissione delle azioni o quote delle start-up innovative o delle PMI innovative;
  3. il recesso o l’esclusione degli investitori;
  4. la perdita di uno dei requisiti previsti dalla normativa da parte della start-up innovativa;
  5. la perdita di uno dei requisiti previsti dalla normativa, da parte della PMI innovativa ammissibile, secondo quanto risulta dal periodico aggiornamento della sezione del registro delle imprese.

Non si considerano cause di decadenza dall’agevolazione:

  1. i trasferimenti a titolo gratuito o a causa di morte del contribuente;
  2. la perdita dei requisiti da parte della start-up innovativa;
  3. la perdita dei requisiti da parte della PMI innovativa ammissibile dovuta alla quotazione su un mercato regolamentato.

L’eventuale indebita fruizione, totale o parziale, dell’agevolazione accertata in sede di controllo dall’Agenzia delle Entrate, comporta la restituzione dell’importo, maggiorato di interessi e sanzioni secondo legge.

Nel periodo d’imposta in cui si verifica la decadenza dall’agevolazione, il soggetto passivo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche che ha beneficiato dell’incentivo, deve incrementare l’imposta lorda di tale periodo d’imposta di un ammontare corrispondente alla detrazione effettivamente fruita nei periodi di imposta precedenti, aumentata degli interessi legali. Il relativo versamento sarà effettuato entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche.