Circolare per i clienti del 15.02.2021

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Fisco

E-fatture: verifica e modifica dei dati sull’imposta di bollo

Il nuovo documento di prassi definisce le modalità tecniche per l’effettuazione delle integrazioni da parte dell’AE delle fatture elettroniche inviate a partire dal 1° gennaio 2021 tramite il Sistema di Interscambio per le quali è dovuto l’assolvimento dell’imposta di bollo. Il Provvedimento definisce anche le modalità telematiche per la messa a disposizione, la consultazione e la variazione dei dati relativi all’imposta di bollo da parte del cedente o prestatore, o dell’intermediario delegato, e per l’invio delle comunicazioni, da parte dell’AE, nei casi di ritardato, omesso o insufficiente versamento dell’imposta.

L’AE, con procedure automatizzate, integra le fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di Interscambio che non recano l’indicazione dell’assolvimento dell’imposta di bollo, ma per le quali l’imposta risulta dovuta e, nei casi di ritardato, omesso o insufficiente versamento dell’imposta, comunica al cedente/prestatore l’ammontare dell’imposta e della sanzione amministrativa dovuta, nonché degli interessi (art. 12-novies DL 34/2019 conv. in L. 58/2019).

A ogni soggetto titolare di partita IVA obbligato all’emissione di fattura elettronica, all’interno dell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi vengono forniti due distinti elenchi, contenenti gli elementi identificativi delle fatture elettroniche inviate tramite SdI:

  • riportanti l’assolvimento dell’imposta di bollo;
  • non riportanti l’assolvimento dell’imposta di bollo ma per le quali l’imposta risulta dovuta.

La messa a disposizione dei dati è eseguita mediante servizi web esposti nell’area riservata del contribuente. Ulteriori modalità di diffusione, tramite canali di cooperazione informatica, potranno essere approvati con successivi Provvedimenti. Sulla base dei dati delle fatture elettroniche indicate nei citati elenchi e delle eventuali modifiche apportate dai contribuenti è calcolato e messo a disposizione l’importo dovuto a titolo di imposta di bollo, che può essere versato utilizzando l’apposita funzionalità di addebito in conto corrente disponibile nel servizio web dedicato oppure in modalità telematica tramite Mod. F24.

art. 12-novies DL 34/2019 conv. in L. 58/2019

Provv. AE 4 febbraio 2021 n. 34958

Non residenti: torna la riduzione dell’IMU sulla casa in Italia

Il MEF ha chiarito che per fruire della riduzione al 50% dell’IMU non è richiesta l’iscrizione all’AIRE del pensionato non residente e che in caso di due immobili separati, utilizzati dallo stesso nucleo familiare come fossero un’unica abitazione, l’esenzione spetta per uno solo.

In occasione della manifestazione Telefisco 2021, il Dipartimenti Finanze del MISE ha fornito due chiarimenti utili in materia di IMU.

Un primo chiarimento riguarda l’agevolazione che prevede la riduzione al 50% dell’imposta dovuta dai soggetti non residenti in Italia, a condizione che questi siano titolari di una pensione maturata in regime di convenzione internazionale con l’Italia.

Sul punto, il MEF chiarisce che non è richiesta l’iscrizione all’AIRE del soggetto non residente, ma che è sufficiente che lo stesso sia residente in uno Stato diverso dall’Italia.

Il dubbio era sorto dalla precedente agevolazione riconosciuta ai soggetti non residenti titolari di pensioni.

Infatti, l’art. 13 c. 2 DL 201/2011 conv. in L. 214/2011 (per effetto delle modifiche apportate dall’art. 9-bis DL 47/2014 conv. in L. 80/2014) prevedeva che, a partire dal 2015, fosse considerata direttamente adibita ad abitazione principale una ed una sola unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d’uso.

La precedente agevolazione era, quindi, riservata ai cittadini non residenti ma iscritti all’AIRE.

Questa norma è stata abrogata dal c. 780 Legge 160/2019 che ha riscritto la disciplina IMU; il c. 741 della stessa legge, nel definire cosa di intenda per abitazione principale e quali sono le unità immobiliari che possono comunque essere considerate tali, non ha previsto una analoga agevolazione a quella che era contenuta nel precedente art. 13  DL 201/2011 conv. in L. 214/2011.

A prevedere questa agevolazione, ci ha pensato la legge di Bilancio 2021.

La formulazione della norma risulta però diversa da quella precedente, con la conseguenza che l’iscrizione all’AIRE, prima necessaria, oggi non è più richiesta.

Ad esempio, come afferma il MEF nella sua risposta, un cittadino tedesco non residente in Italia che possiede un immobile in Italia e che sia titolare di una pensione maturata in regime di convenzione in Italia ha diritto a fruire della riduzione IMU, a nulla rilevando la circostanza che non sia iscritto all’AIRE (né potrebbe esserlo considerato che possono iscriversi all’AIRE solo i cittadini italiani).

Anche il secondo chiarimento riguarda l’abitazione principale, in questo caso del nucleo familiare.

Il MEF sostiene che due immobili separati, con rendite catastali distinte, seppur attigui e abitati dallo stesso nucleo familiare non possono fruire dei benefici previsti per l’abitazione principale. In sostanza, è il caso di due immobili che sono utilizzati come fossero un’unica abitazione.

L’agevolazione viene riconosciuta come non spettante in quanto il c. 741 L. 160/2019 prevede l’esenzione da IMU per l’abitazione principale definendo tale l’immobile iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare nella quale il possessore e la sua famiglia dimorano abitualmente.

In questa ipotesi, la decadenza dal beneficio riguarda un solo immobile (non entrambi) e, in caso di accertamento, sarà onere del proprietario dimostrare in quale dei due immobili il possessore e il nucleo familiare dimorano abitualmente.

Il MEF fornisce però una importante precisazione richiamando la Circ. AE 13 giugno 2016 n. 27/E, paragrafo 1.7, con la quale aveva previsto l’unione di fatto ai fini fiscali. Di norma, la fusione di due unità immobiliari è possibile quando, per ciascuna di esse, sia riscontrata l’autonomia funzionale e reddituale, cioè appartengano allo stesso soggetto.

Tuttavia, se a seguito di interventi edilizi vengono meno i menzionati requisiti di autonomia, pur essendo preclusa la possibilità di fondere in un’unica unità immobiliare i due originari cespiti in presenza di distinta titolarità, per dare evidenza negli archivi catastali dell’unione di fatto ai fini fiscali delle eventuali diverse porzioni autonomamente censite, è necessario presentare due distinte dichiarazioni di variazione, relative a ciascuna delle menzionate porzioni.

Il MEF quindi conferma che in caso di fusione fiscale, il regime di esenzione si applica per entrambe le unità immobiliari; in caso contrario, l’agevolazione spetta per una sola delle due.

art. 13 c. 2 DL 201/2011 conv. in L. 214/2011

art. 9-bis DL 47/2014 conv. in L. 80/2014

780 Legge 160/2019

Legge di Bilancio 2021

Circ. AE 13 giugno 2016 n. 27/E, paragrafo 1.7

Art. 1 c. 148 L. 178/2020

 

Sospensione quote di ammortamento: chiarimenti AE

L’AE ha confermato che il recupero fiscale mediante variazione in aumento della quota di ammortamento non imputata a conto economico nel 2020 avverrà in coda al processo di ammortamento.

Per i soggetti che non adottano i principi contabili internazionali è consentito di sospendere le quote di ammortamento annuo del costo delle immobilizzazioni materiali e immateriali per il bilancio 2020, mantenendo dunque il loro valore di iscrizione così come risultante dall’ultimo bilancio regolarmente approvato (art. 60 c. 7 bis DL 104/2020 conv. in L. 126/2020).

In tal caso, la quota di ammortamento non imputata nel suddetto bilancio lo sarà nel conto economico relativo al 2021, consentendo lo slittamento delle successive quote di ammortamento.

Rimane ferma la deduzione delle quote di ammortamento non imputate a conto economico, nei limiti previsti dalle norme del TUIR – artt. 102, 102 bis e 103 DPR 917/86.

Dal punto di vista fiscale, dunque, la mancata imputazione a conto economico nel 2020 della quota di ammortamento non va ad influire sulla deducibilità della stessa, la quale resta confermata a prescindere dall’imputazione a conto economico.

art. 60 c. 7 bis DL 104/2020 conv. in L. 126/2020

TUIR – art. 102

102 bis e 103 DPR 917/86

IVA agevolata auto disabili e presentazione certificazione 

Ai fini delle agevolazioni IVA – con fruizione dell’aliquota del 4% – previste per le cessioni di automobili a soggetti portatori di handicap grave, le certificazioni di invalidità devono essere esibite al venditore all’atto dell’acquisto del veicolo. Tuttavia, il contribuente può assolvere al proprio onere probatorio in un momento successivo all’acquisto, mediante l’esibizione della documentazione attestante il possesso, al momento dell’acquisto dell’autovettura, dei requisiti richiesti dalla legge per poter fruire dell’aliquota IVA ridotta (art. 30 c. 7 L. 388/2000). In tale ipotesi il venditore ha la facoltà di emettere una nota di variazione in diminuzione entro un anno dall’effettuazione dell’operazione imponibile.

Nella fattispecie in esame, l’emissione della nota di credito risulta preclusa alla società venditrice poiché è trascorso oltre un anno rispetto al momento dell’effettuazione dell’operazione di cessione veicolo. La società venditrice ha però la facoltà di richiedere il rimborso entro il termine di due anni dal versamento o dal verificarsi del presupposto per la restituzione (art. 30 ter DPR 633/72).

art. 30 c. 7 L. 388/2000

art. 30 ter DPR 633/72

Risp. AE 1° febbraio 2021 n. 69

 

Brexit: resta valida l’identificazione diretta ai fini IVA

I soggetti passivi stabiliti nel Regno Unito possono utilizzare l’identificazione diretta per assolvere gli obblighi ed esercitare i diritti in materia di IVA in Italia, in alternativa alla nomina di un rappresentante fiscale (art. 17 c. 3 DPR 633/72). Gli operatori del Regno Unito che già dispongono in Italia di un rappresentante fiscale IVA o di un identificativo IVA, nominato o rilasciato prima del 1° gennaio 2021, possono continuare ad avvalersene per le operazioni interne senza necessità richiedere una nuova posizione IVA in quanto soggetti extra-UE.

Il recente chiarimento è stato emesso dall’amministrazione finanziaria sulla base dell’Accordo tra Regno Unito e Unione europea, stipulato in data 24 dicembre 2020 e finalizzato a regolare il futuro delle relazioni tra i due sistemi economici del dopo Brexit. L’Accordo è entrato in vigore in via provvisoria il 1° gennaio 2021 e contiene un Protocollo sulla cooperazione amministrativa e la lotta contro la frode in materia di imposta sul valore aggiunto e sull’assistenza reciproca in materia di recupero dei crediti risultanti da dazi e imposte.

Il Protocollo, in base all’esame delle disposizioni in esso contenute, può considerarsi sostanzialmente analogo agli strumenti di cooperazione amministrativa vigenti nella UE. Tale circostanza consente di continuare ad applicare ai soggetti passivi del Regno Unito le disposizioni che consentono, al ricorrere di precisi requisiti, l’identificazione diretta (art. 35 ter DPR 633/72,  Ris. AE 28 luglio 2020   n. 44/E).

art. 17 c. 3 DPR 633/72

art. 35 ter DPR 633/72

Ris. AE 28 luglio 2020 n. 44/E

Ris. AE 1° febbraio 2021 n. 7/E

Adempimenti

Al 1 marzo 2021 la presentazione all’INAIL della dichiarazione dei salari

È in scadenza il 16 febbraio 2021 il pagamento, se dovuto, del premio INAIL determinato in autoliquidazione, procedimento che consente di determinare e versare direttamente il premio infortuni e malattie professionali, nonché il premio speciale artigiani.

In particolare, attraverso il meccanismo dell’autoliquidazione, i datori di lavoro provvedono:

– al calcolo del premio anticipato per l’anno in corso (rata),

– al conguaglio per l’anno precedente (regolazione),

sulla base delle retribuzioni effettive dell’anno precedente.

Il premio da pagare sarà dunque determinato dalla somma algebrica della rata e della regolazione, al netto di eventuali riduzioni contributive. Gli elementi fondamentali attraverso i quali determinare il premio da versare sono messi a disposizione dall’INAIL tramite pubblicazione sul proprio sito nella sezione “Fascicolo aziende”.

L’azienda ha facoltà di decidere se effettuare il versamento in unica soluzione (in tal caso nel modello F24, da utilizzare per il versamento del premio di autoliquidazione, va indicato il relativo numero di riferimento: 902021) oppure se usufruire della rateizzazione in quattro rate trimestrali ognuna pari al 25% del premio annuale.

In tal caso dovrà darne comunicazione all’INAIL, direttamente con i servizi telematici previsti per la presentazione delle dichiarazioni delle retribuzioni.

In caso di rateizzazione, il pagamento della prima rata deve essere effettuato entro il 16 febbraio 2021 versando il 25% dell’importo complessivamente dovuto, mentre per le rate successive alla prima, ognuna pari al 25% del premio annuale, sono previste le seguenti scadenze:

2° rata: 17 maggio 2021;

3° rata: 20 agosto 2021;

4° rata: 16 novembre 2021.

Le rate saranno maggiorate degli interessi, calcolati applicando il tasso medio di interesse dei titoli di Stato dell’anno precedente che, per il 2021, è pari allo 0,59%. I coefficienti per l’anno 2021 sono pertanto:

  • per il 17 maggio 2021 – 0,00143863;
  • per il 20 agosto 2021 – 0,00292575;
  • per il 16 novembre 2021 – 0,00441288.

Il mancato o tardato pagamento di una o più rate non comporta decadenze o revoche ma sicuramente l’applicazione delle sanzioni civili dalla scadenza della rata alla data di pagamento.

Nota bene: l’INAIL può iscrivere a ruolo le singole rate.

Il datore di lavoro che preveda di erogare retribuzioni inferiori a quelle effettivamente corrisposte nell’anno precedente, in riferimento al periodo di tempo per il quale deve essere anticipato il premio, può calcolare la rata premio sul minore importo presunto ma deve comunque comunicarlo all’Istituto assicuratore, con adeguata motivazione.

Dichiarazione dei salari

Successivamente al pagamento della prima o unica rata, precisamente entro il 1° marzo 2021 (visto che il 28 febbraio cade di domenica), il datore di lavoro deve inviare telematicamente la dichiarazione delle retribuzioni effettivamente erogate nell’anno precedente.

Nota bene: il datore di lavoro deve comunicare il totale delle retribuzioni imponibili erogate ai dipendenti ed ai soggetti ad essi assimilati (soci e collaboratori non artigiani, parasubordinati ed altre figure residuali) adottando il criterio della competenza.

Sono esonerate dall’obbligo della dichiarazione delle retribuzioni le aziende artigiane che non hanno occupato dipendenti nell’anno precedente o hanno occupato solo lavoratori con qualifica di apprendista.

L’invio deve essere effettuato tramite il servizio “Alpi on-line” o tramite “Invio telematico dichiarazione salari”. I servizi consentono di:

  1. presentare le dichiarazioni delle retribuzioni;
  2. comunicare la volontà di pagare o meno il premio in quattro rate;
  3. presentare la domanda di riduzione dei premi artigiani.

“Alpi on line” effettua anche il calcolo del premio.

Nel caso in cui la dichiarazione non fosse inviata nel termine di legge è prevista una sanzione amministrativa che va da 125,00 euro a 770,00 euro. Tale sanzione è dovuta anche nel caso di autoliquidazione a credito.

Guide operative

ISA 2020: le nuove cause di esclusione

Con il provvedimento n. 27444/2021 l’Agenzia delle Entrate ha approvato i 175 modelli ISA applicabili per il periodo d’imposta 2020, che recepiscono le cause di esclusione approvate dalla Commissione degli esperti in attuazione dell’art. 148 comma 1 del decreto Rilancio (DL 34/2020). In particolare la norma ha stabilito, in relazione ai periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 e 2021, l’adozione di particolari misure di elaborazione degli ISA, strumentali all’introduzione di nuove cause di esclusione e di specifici correttivi per far fronte delle conseguenze negative determinatesi per effetto delle misure restrittive introdotte per contenere l’emergenza sanitaria.

 

Il Modello ISA costituisce parte integrante del modello REDDITI 2021 ed è utilizzato per la dichiarazione dei dati rilevanti ai fini della applicazione e dell’aggiornamento degli indici sintetici di affidabilità fiscale (di seguito ISA).

Gli ISA rappresentano uno strumento di compliance adottato nell’ordinamento fiscale italiano finalizzato a favorire l’emersione spontanea di basi imponibili e a stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari.

Gli ISA rappresentano la sintesi di indicatori elementari attraverso cui, il contribuente può verificare, in fase dichiarativa, il proprio grado di affidabilità fiscale in base al posizionamento su una scala di valori da 1 a 10 (10 corrisponde al punteggio di massima affidabilità).

In relazione ai diversi livelli di affidabilità fiscale conseguenti all’applicazione degli ISA, determinati anche per effetto dell’indicazione di ulteriori componenti positivi, sono riconosciuti i seguenti benefici:

  1. a) esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione di crediti per un importo non superiore a 50.000 euro annui relativamente all’imposta sul valore aggiunto e per un importo non superiore a 20.000 euro annui relativamente alle imposte dirette e all’imposta regionale sulle attività produttive;
  2. b) esonero dall’apposizione del visto di conformità ovvero dalla prestazione della garanzia per i rimborsi dell’imposta sul valore aggiunto per un importo non superiore a 50.000 euro annui;
  3. c) esclusione dell’applicazione della disciplina delle società non operative;
  4. d) esclusione degli accertamenti basati sulle presunzioni semplici;
  5. e) anticipazione di almeno un anno, con graduazione in funzione del livello di affidabilità, dei termini di decadenza per l’attività di accertamento;
  6. f) esclusione della determinazione sintetica del reddito complessivo a condizione che il reddito complessivo accertabile non ecceda di due terzi il reddito dichiarato.

Soggetti obbligati

Gli ISA si applicano agli esercenti attività d’impresa o di lavoro autonomo che svolgono, come “attività prevalente”, una o più attività tra quelle per le quali risulta approvato un ISA e che non presentano una causa di esclusione.

Nota bene: per “attività prevalente” s’intende l’attività dalla quale deriva, nel corso del periodo d’imposta, il maggiore ammontare di ricavi o di compensi. L’individuazione dell’attività prevalente è effettuata con riferimento a una stessa categoria reddituale.

Nel caso in cui il contribuente svolga diverse attività:

– se le attività prevalenti per le due categorie reddituali sono contraddistinte da codici attività afferenti ISA differenti, applicherà i diversi ISA eventualmente approvati per ciascuna di esse;
– se le attività prevalenti per le due categorie reddituali sono contraddistinte da codici attività compresi nello stesso ISA, il contribuente lo applicherà sia per l’attività d’impresa che per quella di lavoro autonomo.

Soggetti esclusi

Sono esclusi dall’applicazione degli ISA:

  1. a) i contribuenti che hanno iniziato l’attività nel corso del periodo d’imposta;
  2. b) i contribuenti che hanno cessato l’attività nel corso del periodo d’imposta;
  3. c) i contribuenti che dichiarano ricavi di cui all’articolo 85, comma 1, esclusi quelli di cui alle lettere c), d) ed e), o compensi di cui all’articolo 54, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (di seguito TUIR), di ammontare superiore al limite stabilito dal decreto di approvazione o revisione dei relativi ISA;
  4. d) i contribuenti che non si trovano in condizioni di normale svolgimento dell’attività;
  5. e) i contribuenti che si avvalgono del regime forfetario agevolato, del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità e che determinano il reddito con altre tipologie di criteri forfetari;
  6. f) i contribuenti che esercitano due o più attività d’impresa, non rientranti nel medesimo ISA, qualora l’importo dei ricavi dichiarati relativi alle attività non rientranti tra quelle prese in considerazione dall’ISA relativo all’attività prevalente, comprensivi di quelli delle eventuali attività

complementari previste dallo specifico ISA, superi il 30 per cento dell’ammontare totale dei ricavi dichiarati;

  1. g) i contribuenti con categoria reddituale diversa da quella per la quale è stato approvato l’ISA e, quindi, prevista nel quadro dei dati contabili contenuto nel modello ISA approvato per l’attività esercitata;
  2. h) gli Enti del Terzo settore non commerciali che optano per la determinazione forfetaria del reddito d’impresa;
  3. i) le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale che applicano il regime forfetario;
  4. l) le imprese sociali;
  5. m) le società cooperative, società consortili e consorzi che operano esclusivamente a favore delle imprese socie o associate e delle società cooperative costituite da utenti non imprenditori che operano esclusivamente a favore degli utenti stessi;
  6. n) i soggetti che esercitano, in ogni forma di società cooperativa le attività di “Trasporto con taxi” – codice attività 49.32.10 e di “Trasporto mediante noleggio di autovetture da rimessa con conducente” – codice attività 49.32.20, di cui all’ISA BG72U;
  7. o) le corporazioni dei piloti di porto esercenti le attività di cui all’ISA BG77U;
  8. p) i soggetti che svolgono attività d’impresa, arte o professione partecipanti a un gruppo IVA.

In considerazione dell’emergenza COVID sono state inoltre introdotte, per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020, nuove cause di esclusione che interessano:

– i contribuenti che hanno subito una diminuzione dei ricavi ovvero dei compensi di almeno il 33% nel periodo d’imposta 2020 rispetto al periodo d’imposta precedente;
– i contribuenti che hanno aperto la partita IVA a partire dal 1° gennaio 2019;
– i contribuenti che esercitano, in maniera prevalente, le attività economiche individuate dai codici attività riportati nella tabella n. 2 allegata alle istruzioni tra cui ad esempio i settori della ristorazione, del commercio al dettaglio, dei servizi alla persona, del settore sportivo, del settore dello spettacolo e ricreativo.

Tali casi di esclusione sono stati confermate con il decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze del 2 febbraio 2021, contenente appunto, le modifiche agli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA) applicabili al periodo d’imposta 2020.

Attenzione: Analogamente alle imprese multiattività e agli appartenenti a un gruppo IVA, i soggetti che dichiareranno di trovarsi in una delle nuove condizioni di esclusione, dovranno comunque allegare il modello ISA alla dichiarazione dei redditi.

Aspetto sanzionatorio

Nei casi di omissione della presentazione del modello ISA o di comunicazione inesatta o incompleta dei dati contenuti in tale modello, l’Agenzia delle entrate, prima della contestazione della violazione, invita il contribuente ad eseguire la comunicazione dei dati o a correggere spontaneamente gli errori commessi.

Nella graduazione della misura della sanzione amministrativa pecuniaria prevista (articolo 8, comma 1, del D.Lgs. n. 471 del 1997) terrà conto del comportamento del contribuente.

L’Agenzia delle Entrate, nei casi di omissione della comunicazione, può altresì procedere, previo contraddittorio, all’accertamento induttivo dei redditi, dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’imposta sul valore aggiunto.