Circolare per i clienti del 15.04.2021

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Fisco

Dichiarazione IVA in caso di fallimento

Per le operazioni attive perfezionate prima dell’apertura della procedura concorsuale, il relativo credito dell’Erario è concorsuale anche se l’imposta diventa esigibile successivamente, nel corso della procedura. Diversamente, il debito IVA maturato durante la procedura rappresenta un credito prededucibile dell’Erario.

Al fine di distinguere tali situazioni, il curatore deve presentare la dichiarazione annuale IVA seguendo le istruzioni per la compilazione del par. 2.3, punto A, Mod. “Fallimento e liquidazione coatta amministrativa”, con due moduli:

  • nel primo, deve indicare le operazioni effettuate nel periodo ante fallimento la cui IVA è divenuta esigibile e/o detraibile dopo l’apertura della procedura;
  • nel secondo, deve indicare le operazioni attive e passive effettuate nel periodo d’imposta della dichiarazione (post apertura procedura).

Inoltre, nel caso in cui dalle operazioni relative al periodo ante fallimento emerga un debito IVA, occorre riportare nel quadro VX solo il credito o il debito risultante dal quadro VL relativo al periodo successivo alla dichiarazione di fallimento, in quanto i saldi risultanti dal quadro VL dei due moduli non possono essere né compensati né sommati tra loro.

L’eventuale eccedenza a credito IVA emergente dal quadro VX può essere utilizzata per compensare, tramite Mod. F24, debiti fiscali e contributivi maturati successivamente all’apertura del fallimento.

Il curatore deve inoltre trasmettere all’AE la comunicazione delle operazioni relative al periodo ante fallimento, la cui imposta è divenuta esigibile dopo l’apertura del fallimento al fine di consentirne l’insinuazione tardiva al passivo.

Risp. AE 8 aprile 2021 n. 230

 

E-commerce: istanze di accesso alla procedura agevolata

Per accedere all’apposita procedura prevista dall’AD per la definizione e la semplificazione delle formalità da svolgere per le operazioni di importazione relative ad acquisti effettuati attraverso piattaforme telematizzate e-commerce, i corrieri e gli altri operatori economici dovranno presentare apposita istanza di autorizzazione entro il 22 aprile 2021. La procedura in questione è riservata alla merce di valore trascurabile, ricondotto a due differenti soglie, € 22 oppure € 150, avente come destinatario finale un soggetto privato, ed è stata introdotta, fino all’entrata in vigore delle norme di cui al c.d. pacchetto IVA, in considerazione della previsione di un notevole incremento di tali operazioni.

L’istanza al rilascio dell’autorizzazione preventiva è presentata presso l’Ufficio delle Dogane competente sul luogo di tenuta delle scritture contabili principali ai fini doganali. I soggetti autorizzati sono iscritti in un apposito Elenco, istituito presso la Direzione Dogane e denominato “e-commerce P4I” (platform for import), in sezioni distinte in base alla categoria di soggetto autorizzato (Corrieri Espresso – Altri operatori economici) e con l’indicazione della soglia di riferimento (€ 22 o € 150).

I soggetti autorizzati, successivamente ai controlli di sicurezza previsti sulle merci pervenute nel punto di primo ingresso nel territorio doganale dell’Unione e al successivo spostamento delle stesse in regime di transito presso i propri magazzini autorizzati, potranno effettuare le formalità dichiarative in procedura ordinaria presso luogo approvato, con indicazione, al campo 33 del DAU, del codice convenzionale 9990 9909 00 anziché dello specifico codice di nomenclatura combinata identificativo della merce introdotta. Tale semplificazione è applicabile anche alle operazioni della specie svolte dai soggetti autorizzati in procedura ordinaria presso dogana. Sono escluse le spedizioni che contengono i prodotti alcolici, i profumi e l’acqua da toeletta, i tabacchi e i prodotti del tabacco.

Il rilascio dell’autorizzazione per l’iscrizione alla sezione “Altri operatori economici” dell’elenco è subordinato alla dimostrazione, da parte del soggetto richiedente, della sussistenza dei seguenti requisiti e condizioni di tipo oggettivo e soggettivo:

  1. 2.000 operazioni minime mensili, per le autorizzazioni efficaci dalla pubblicazione della presente determinazione; nessun numero di operazioni minime mensili, per le autorizzazioni efficaci dal 1° maggio 2021;
  2. possesso, da parte dell’istante o dell’operatore doganale incaricato dal medesimo, dell’autorizzazione per lo sdoganamento presso “luogo approvato” nonché per “destinatario autorizzato transito”;
  3. utilizzo del codice EORI e possesso dell’autorizzazione AEO C+S;
  4. tracciabilità della filiera dall’origine del flusso logistico nel Paese terzo alla consegna della merce sul territorio nazionale, con possibilità di identificare precisamente le fasi dello spostamento delle merci;
  5. possibilità per ADM di accedere, ai fini dei controlli doganali, alla piattaforma “logistica” entro cui vengono svolte le operazioni, messa a disposizione dal soggetto;
  6. adeguata organizzazione del magazzino per consentire l’esecuzione dei controlli della merce;
  7. predisposizione di procedure e di un sistema di controllo interno che siano anche in grado di impedire/intercettare la presentazione di dichiarazioni doganali contenenti errori e/o inesattezze e che rendano disponibili all’Autorità doganale l’accesso completo ad ogni flusso logistico.

Per l’ottenimento dell’autorizzazione relativa alle spedizioni di valore fino € 150 è, altresì, necessario il soddisfacimento delle seguenti condizioni:

  1. titolarità di autorizzazione alla dilazione di pagamento e di connessa autorizzazione alla costituzione di garanzia globale e relativa garanzia, nelle forme usualmente accettate dall’AD;
  2. a decorrere dal 10 maggio e fino al 14 giugno 2021, disponibilità all’avvio della sperimentazione operativa, in ambiente reale, del nuovo sistema dichiarativo reingegnerizzato dell’AD per tutte le dichiarazioni della specie (valore da € 22 a € 150).

I soggetti autorizzati alla semplificazione devono inoltre garantire, a pena di decadenza, i seguenti adempimenti:

  1. corretta compilazione della dichiarazione doganale a dati ridotti, secondo le modalità descritte in apposito disciplinare di servizio redatto dall’ufficio competente, a seguito dell’iscrizione all’Elenco “e-commerce P4I”, oppure già impartite nelle autorizzazioni possedute dai soggetti iscritti d’ufficio;
  2. per ogni carico di merce in arrivo sul territorio nazionale, fornire il dato relativo al valore ed alla qualità/descrizione delle merci presenti sul mezzo di trasporto, che successivamente dovranno essere dichiarate;
  3. per ogni carico di merce, su richiesta e per via elettronica, fornire un elenco riepilogativo delle singole transazioni con relativa documentazione, che consenta di verificare che i diritti dovuti siano stati indicati in modo corretto e che la merce non sia sottoposta a vincoli e/o limitazioni;
  4. consentire all’AD di inter-operare con la piattaforma logistica e, qualora necessario, fornire l’informazione relativa alla corrispondenza di valore tra quanto dichiarato nel DAU e l’acquisto effettuato (ottenuto dalla piattaforma di marketplace entro cui è stato avviato l’ordine che ha dato origine alla movimentazione).

 

Determinazione AD 6 aprile 2021 n. 100615

 

Assegno unico per i figli a carico: in Gazzetta la legge delega

Il Governo ha ricevuto la delega per l’adozione di uno o più decreti legislativi volti a disciplinare l’assegno mensile unico e universale, con lo scopo di riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico.

La legge delega, nell’affidare l’incarico al Governo, definisce alcuni criteri direttivi, generali e specifici.

 

Principi e criteri direttivi e generali

Ogni figlio a carico, entro i limiti previsti e secondo i criteri di universalità e progressività, ha diritto di accedere all’assegno, corrisposto nella forma di credito d’imposta o di erogazione mensile di una somma in denaro.

Determinazione dell’importo

L’ammontare dell’assegno è modulato sulla base della condizione economica del nucleo familiare, come individuata attraverso l’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) o sue componenti, tenendo conto dell’età dei figli a carico e dei possibili effetti di disincentivo al lavoro per il secondo percettore di reddito nel nucleo familiare.

Ai fini dell’accesso e per il calcolo di altre prestazioni sociali agevolate, il computo dell’assegno unico può essere differenziato nell’ambito dell’ISEE fino al suo eventuale azzeramento.

L’assegno non è considerato per la richiesta e per il calcolo delle prestazioni sociali agevolate, dei trattamenti assistenziali e di altri benefici e prestazioni sociali previsti da altre norme in favore dei figli con disabilità. Le borse di lavoro volte all’inclusione o all’avvicinamento in attività lavorative di persone con disabilità non sono considerate ai fini dell’accesso all’assegno e per il calcolo di esso.

 

Ripartizione tra i genitori

L’assegno spetta:

– in pari misura tra i genitori o, in loro assenza, è assegnato a chi esercita la responsabilità genitoriale;

– al genitore affidatario in caso di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio e in mancanza di accordo;

– in pari misura tra i genitori nel caso di affidamento congiunto o condiviso e in mancanza di accordo.

Compatibilità

L’assegno unico è pienamente compatibile:

– con eventuali altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle regioni, dalle province autonome di Trento e di Bolzano e dagli enti locali;

– il reddito di cittadinanza (art. 1 DL 4/2019 conv. in L. 26/2019). I due benefici sono corrisposti congiuntamente con le modalità di erogazione del reddito di cittadinanza. Nella determinazione dell’ammontare complessivo si tiene eventualmente conto della quota del beneficio economico del reddito di cittadinanza attribuibile ai componenti di minore età presenti nel nucleo familiare, sulla base di parametri della scala di equivalenza (art. 2 c. 4 DL 4/2019 conv. in L. 26/2019).

 

Principi e criteri direttivi specifici

Requisiti

Il richiedente l’assegno deve essere:

cittadino italiano o di uno Stato membro dell’Unione Europea, o suo familiare, titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, o essere cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione Europea in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca di durata almeno annuale;

soggetto al pagamento dell’imposta sul reddito in Italia;

residente e domiciliato con i figli a carico in Italia per la durata del beneficio;

stato o essere residente in Italia per almeno due anni, anche non continuativi, o essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata almeno biennale.

In caso di comprovate esigenze connesse a casi particolari e per periodi definiti possono essere concesse specifiche deroghe ai requisiti previsti.

Ambito di applicazione

L’assegno mensile è riconosciuto:

– per ciascun figlio minorenne a carico a decorre dal 7° mese di gravidanza (per i figli successivi al secondo, l’importo dell’assegno è maggiorato);

– per ciascun figlio maggiorenne a carico fino ai 21 anni che:

  • frequenta un percorso di formazione scolastica o professionale oppure un corso di laurea;
  • svolge un tirocinio o un’attività lavorativa limitata con reddito complessivo inferiore a un determinato importo annuale;
  • è registrato come disoccupato e in cerca di lavoro presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro o svolga il servizio civile universale.

L’importo dell’assegno è inferiore rispetto a quello previsto per i figli minorenni e può essere corrisposto direttamente al figlio al fine di favorirne l’autonomia.

 

Ipotesi particolari

È riconosciuto un assegno mensile di importo maggiorato a favore:

– delle madri di età inferiore a 21 anni;

– di ciascun figlio con disabilità, in misura non inferiore al 30% e non superiore al 50%, graduata secondo le classificazioni della condizione di disabilità.

In caso di figlio maggiorenne disabile a carico l’assegno è riconosciuto, senza maggiorazione, anche dopo il compimento dei 21 anni di età.

Eventuali misure e importi in vigore per il coniuge a carico e per gli altri familiari a carico diversi dai destinatari dell’assegno unico restano validi.

 

Superamento delle attuali misure

È previsto un graduale superamento o soppressione delle seguenti misure:

– assegno ai nuclei familiari con almeno 3 figli minori (art. 65 L. 448/98);

– assegno di natalità (art. 1 L. 190/2014; art. 23 quater c. 1 e 2 DL 119/2018 conv. in L. 136/2018; art. 1, c. 340, L. 160/2019);

– premio alla nascita (art. 1 c. 353 L. 232/2016);

– fondo di sostegno alla natalità (art. 1 c. 348 e 349 L. 232/2016);

– detrazioni fiscali per carichi di famiglia (art. 12 c. 1 lett. c DPR 917/86);

– assegno per il nucleo familiare (art. 2 DL 69/88 conv. in L. 153/88) e assegni familiari (DPR 797/55).

 

IFRS 16: prorogata la contabilizzazione semplificata degli incentivi

Lo IASB ha approvato l’amendment “Covid-19-Related Rent Concessions beyond 30 June 2021” con il quale viene prorogato fino al 30 giugno 2022 il periodo di applicazione degli amendments all’IFRS 16 (paragrafi 46A e 46B) che consentono alcune semplificazioni nella contabilizzazione degli incentivi, relativi ai leasing, collegati al Covid-19, ad esempio sospensione o riduzione dei canoni d’affitto.

Più in dettaglio, i locatari non sono tenuti a valutare se tali incentivi costituiscano modifiche al contratto di leasing e possono quindi contabilizzarli direttamente a conto economico.

Tali misure, previste inizialmente fino al 30 giugno 2021, sono ora estese fino al 30 giugno 2022, in ragione del protrarsi della pandemia da Covid-19 e tenuto conto delle segnalazioni inoltrate dagli stakeholders allo IASB.

L’amendment si applica agli esercizi che hanno inizio il 1° aprile 2021 o successivamente.

 

 

 

Prima casa: vendita parziale in caso di donazione

In caso di acquisto di abitazione con l’agevolazione prima casa pur possedendo un’altra abitazione acquisita con l’agevolazione, in parte a titolo oneroso e in parte a titolo gratuito, per conservare l’agevolazione è sufficiente alienare, entro un anno dal nuovo acquisto, la quota della prima casa acquistata a titolo oneroso con il beneficio mentre non è necessario alienare anche l’ulteriore quota acquistata per donazione. L’alienazione della quota acquistata a titolo oneroso può avvenire sia a titolo gratuito che a titolo oneroso.

La titolarità di un diritto derivante da successione o donazione permette quindi, nell’ipotesi di successivo acquisto di un’altra abitazione, di fruire dell’agevolazione prima casa (art. 69 c. 3 e 4 L. 342/2000) anche in caso di precedente acquisto di immobile avvenuto solo parzialmente per donazione.

Nel caso esaminato, il contribuente era proprietario di un immobile acquistato con l’agevolazione prima casa:

– per la quota del 50% per donazione;

– per la restante quota del 50% a titolo oneroso.

Per usufruire dell’agevolazione sull’acquisto di altra abitazione in un Comune diverso, il contribuente dovrà cedere – a titolo oneroso o gratuito – entro un anno la sola quota acquistata a titolo oneroso.

In proposito, l’AE rammenta anche che per gli adempimenti relativi all’agevolazione prima casa, e dunque anche per la cessione dell’immobile preposseduto, i termini in corso al 23 febbraio 2020 sono sospesi fino al 31 dicembre 2021 e ricominceranno a decorrere dal 1° gennaio 2022 (art. 3 c. 11 quinquies DL 183/2020 conv. in L. 21/2021).

 

 

Atto costitutivo delle start-up innovative costituite in forma di SRL

Il Consiglio di Stato ha sancito l’illegittimità del DM MISE 17 febbraio 2016, relativa alle modalità di redazione degli atti costitutivi delle start-up costituite in forma di s.r.l., nella parte in cui stabilisce la redazione in modalità esclusivamente informatica dell’atto costitutivo e dello statuto e nella parte in cui amplia i poteri ordinari di controllo del Registro Imprese.

Per i giudici, il Decreto, che avrebbe dovuto avere un contenuto meramente esecutivo, non si è limitato a recepire le indicazioni della fonte primaria (art. 4 c. 10-bis DL 3/2015 conv. in L. 33/2015) ma si è posto in contrasto con essa, in violazione del principio di gerarchia delle fonti.

L’art. 4 c. 10-bis DL 3/2015, infatti, prevede che l’atto costitutivo e le successive modificazioni di start-up innovative possono essere redatti per atto pubblico o per atto sottoscritto con le modalità previste dall’art. 24 D.Lgs. 82/2005 (codice dell’amministrazione digitale).

L’atto costitutivo e le successive modificazioni sono redatti secondo un modello uniforme adottato con decreto del MISE e trasmessi al competente Ufficio del registro delle imprese).

Il provvedimento in esame, invece, prevede, tra l’altro, che l’atto costitutivo e lo statuto, ove disgiunto, sono redatti in modalità esclusivamente informatica (art. 1 c. 2 DM MISE 17 febbraio 2016), senza alcuna autentica di sottoscrizione (art. 1 c. 5 DM MISE 17 febbraio 2016), escludendo, in palese contrasto con la legge, l’altra modalità alternativa, quella basata sulla redazione per atto pubblico.

La sentenza ha, inoltre, sancito l’illegittimità del provvedimento nella parte in cui definisce i controlli sostanziali che gli Uffici del registro delle imprese devono eseguire in sede di deposito degli atti societari, che esulano dai poteri ad essi attribuiti dalla disciplina primaria italiana (art. 8 L. 580/93 e art. 11 DPR 581/95). Il Consiglio di Stato ha evidenziato, ancora, come il Registro delle imprese possa effettuare, in base alle competenze attribuite dalla disciplina primaria, solo verifiche formali all’atto della costituzione di una start-up innovativa, in contrasto con la normativa comunitaria, che impone un controllo di legalità in sede di costituzione, modificazione ed estinzione delle società di capitali che gli uffici del registro delle Imprese non sono competenti a fare (art. 11 Dir. 2009/101/CE e art. 10 Dir. 2017/1132/UE).

Il Consiglio di Stato ha, infine, confermato l’annullamento, già avvenuto in primo grado con la sentenza del TAR 2 ottobre 2017 n. 10004, dell’art. 4 DM citato nella parte in cui prevede, nel caso di perdita delle condizioni per l’iscrizione nella sezione speciale delle start-up, il passaggio della s.r.l. nella sezione ordinaria del registro in assenza di qualsiasi controllo formale o sostanziale sulla sussistenza delle condizioni e dei requisiti a tal fine necessari e dunque in violazione del procedimento costitutivo disciplinato dalla legge. Il passaggio automatico alla sezione ordinaria resta, quindi, possibile solo per le start-up costituite come s.r.l. con atto pubblico.

Adempimenti

Web tax: il primo versamento al 16 marzo 2021

Appuntamento il 16 marzo con il primo versamento dell’imposta sui servizi digitali (Web Tax), introdotta dalla legge di bilancio 2019 (art. 1, cc. 35-50, L 145/2018) e modificata dal Bilancio 2020 (art. 1, c. 678), da calcolarsi con aliquota del 3 per cento sui ricavi derivanti da determinati servizi digitali realizzati da soggetti esercenti attività d’impresa.

L’Agenzia delle Entrate ne ha definito le regole operative con il Provv. AE 15 gennaio 2021 n. 13185.

Soggetti passivi

Sono “soggetti passivi dell’imposta” i soggetti esercenti attività d’impresa che, nel corso dell’anno solare precedente a quello in cui sorge il presupposto impositivo:

  1. realizzano ovunque nel mondo, singolarmente o congiuntamente a livello di gruppo, un ammontare complessivo di ricavi non inferiore a euro 750.000.000;
  2. percepiscono nel medesimo periodo, singolarmente o congiuntamente a livello di gruppo, un ammontare di ricavi da servizi digitali non inferiore a euro 5.500.000 nel territorio dello Stato.

Ambito oggettivo

L’imposta si applica alla fornitura dei servizi digitali.

Nota bene: per “servizi digitali” s’intendono:

  1. veicolazione su un’interfaccia digitale di pubblicità mirata agli utenti della medesima interfaccia;
  2. messa a disposizione di un’interfaccia digitale multilaterale che consente agli utenti di essere in contatto e di interagire tra loro, anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni o servizi;

iii. trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale.

Sono esclusi dall’ambito oggettivo dell’imposta i seguenti servizi:

  1. a) la fornitura diretta di beni e servizi, nell’ambito di un servizio di intermediazione digitale;
  2. b) la fornitura di beni o servizi ordinati attraverso il sito web del fornitore di quei beni e servizi, quando il fornitore non svolge funzioni di intermediario;
  3. c) la messa a disposizione di un’interfaccia digitale il cui scopo esclusivo o principale, in termini di ricavi realizzati, è quello della fornitura agli utenti dell’interfaccia, da parte del soggetto che gestisce l’interfaccia stessa, di contenuti digitali, servizi di comunicazione o servizi di pagamento;
  4. d) la messa a disposizione di un’interfaccia digitale utilizzata per gestire: i sistemi dei regolamenti interbancari, le piattaforme di negoziazione o i sistemi di negoziazione degli internalizzatori sistematici, le attività di consultazione di investimenti partecipativi e, se facilitano la concessione di prestiti, i servizi di intermediazione nel finanziamento partecipativo, le sedi di negoziazione all’ingrosso;
  5. e) la cessione di dati da parte dei soggetti che forniscono i servizi indicati alla lettera d);
  6. f) lo svolgimento delle attività di organizzazione e gestione di piattaforme telematiche per lo scambio dell’energia elettrica, del gas, dei certificati ambientali e dei carburanti, nonché la trasmissione dei relativi dati ivi raccolti e ogni altra attività connessa.

Sono infine escluse dall’ambito oggettivo di applicazione dell’imposta anche le prestazioni di servizi accessori alle operazioni escluse appena indicate.

Calcolo della base imponibile

L’imposta si ottiene applicando l’aliquota del 3 per cento ai ricavi imponibili. A tal fine rilevano i corrispettivi percepiti nel corso dell’anno solare da ciascun soggetto passivo dell’imposta per l’effettuazione dei servizi digitali ovunque realizzati, limitatamente alla percentuale rappresentativa della parte di tali servizi collegata al territorio dello Stato.

I ricavi imponibili sono assunti al lordo dei costi sostenuti per la fornitura dei servizi digitali e al netto dell’imposta sul valore aggiunto e di altre imposte indirette.

Nella determinazione della base imponibile non devono essere considerati i ricavi derivanti dai servizi digitali resi a soggetti, sia residenti sia non residenti nel territorio dello Stato, che si considerano controllati, controllanti o controllati dallo stesso soggetto controllante ai sensi dell’art. 2359 c.c. nel medesimo anno solare.

Come anticipato, ai fini della web tax, un ricavo è imponibile se l’utente del servizio digitale è localizzato nel territorio nello Stato.

In particolare:

– per i servizi digitali riguardanti la veicolazione su un’interfaccia digitale mirata agli utenti della medesima interfaccia, l’utente si considera localizzato nel territorio dello Stato se la pubblicità figura sul dispositivo dell’utente nel momento in cui il dispositivo è utilizzato nel territorio nello Stato, nell’anno solare, per accedere ad una interfaccia digitale;

– per i servizi digitali relativi alla messa a disposizione di un’interfaccia digitale multilaterale che consente agli utenti di essere in contatto e di interagire tra loro, anche al fine di facilitare la fornitura diretta di beni o servizi, resi attraverso una interfaccia digitale multilaterale che facilita le corrispondenti cessioni di beni o prestazioni di servizi direttamente tra gli utenti, l’utente si considera localizzato nel territorio italiano quando ivi utilizza, nell’anno solare, un dispositivo per accedere all’interfaccia digitale e conclude un’operazione corrispondente su tale interfaccia in detto periodo;

– per i servizi relativi alla trasmissione di dati raccolti da utenti e generati dall’utilizzo di un’interfaccia digitale non rientranti tra quelli di cui al periodo precedente, l’utente si considera localizzato nel territorio italiano quando dispone di un conto per la totalità o una parte dell’anno solare che gli consente di accedere all’interfaccia digitale e tale conto è stato aperto utilizzando un dispositivo localizzato nel territorio dello Stato.

L’agenzia delle Entrate chiarisce inoltre che il dispositivo si considera localizzato nel territorio italiano sulla base dell’indirizzo di protocollo internet (IP) del dispositivo stesso o facendo ricorso a qualsiasi altra informazione disponibile per i soggetti passivi dell’imposta che consenta la geolocalizzazione del predetto dispositivo.

Come versare l’imposta

I soggetti passivi dell’imposta sono tenuti al versamento dell’imposta entro il 16 febbraio dell’anno solare successivo a quello in cui sono realizzati i ricavi imponibili. Solo in sede di versamento per il primo anno, la scadenza è prorogata al 16 marzo 2021.

L’imposta è versata con le modalità di cui all’art. 17 D.Lgs. 241/97. Si è ancora in attesa del provvedimento che stabilisca istituisca i codici tributo per il versamento dell’imposta e impartisca le istruzioni per la compilazione del modello di pagamento.

I soggetti non residenti che non dispongono di un conto corrente presso sportelli bancari o postali situati in Italia il versamento dovrà essere effettuato mediante bonifico in “EURO” a favore del Bilancio dello Stato al Capo 8 – Capitolo 1006 (codice IBAN IT43W0100003245348008100600), indicando quale causale del bonifico: il codice fiscale, il codice tributo e l’anno di riferimento.

Guide operative

Decreto Sostegni: il 30 aprile segna la fine della sospensione dell’attività di riscossione

 

Il Decreto Sostegni (DL 41/2021) è intervenuto sulle attività di riscossione ed ha previsto (art. 4) la proroga della sospensione legata alla notifica di cartelle di pagamento.

Nello specifico la norma ha previsto la sospensione dei termini di versamento con riferimento alle entrate tributarie e non tributarie, in scadenza nel periodo dall’8 marzo 2020 al 30 aprile 2021, derivanti da:

– cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione;

– accertamenti esecutivi emessi dall’Agenzia delle Entrate;

– avvisi di addebito emessi dall’INPS;

– atti di accertamento emessi dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ai fini della riscossione delle risorse proprie tradizionali e della connessa IVA all’importazione;

– ingiunzioni emesse dagli enti territoriali;

– accertamenti esecutivi emessi dagli enti locali.

Entro il mese successivo al 30 aprile, quindi entro il 31 maggio, i contribuenti dovranno effettuare, in una o più soluzioni, il pagamento di tutti gli importi oggetto di sospensione.

I soggetti che non riusciranno a rispettare tale termine potranno richiedere un piano di dilazione beneficiando delle nuove agevolazioni introdotte dal DL 34/2020 (Decreto Rilancio) ossia:

  • estensione da 5 a 10 del numero massimo delle rate, anche non consecutive, al cui mancato pagamento si incorre nella decadenza dai benefici della dilazione;
  • innalzamento a 100mila euro della soglia di debito oltre il quale è necessario comprovare, tramite apposita documentazione, la situazione di obiettiva difficoltà di adempiere.

 

Al fine di evitare l’attivazione di procedure di recupero da parte di Agenzia delle entrate Riscossione, la richiesta di rateizzazione deve essere presentata entro il 31 maggio 2021.

 

Il Decreto Cura Italia (DL 18/2020) aveva previsto all’art. 68 l’applicabilità della disciplina relativa alla sospensione dei termini per eventi eccezionali (art. 12 D.Lgs. 159/2015). Tale applicabilità viene confermata anche nel Decreto Sostegni stabilendo precisamente che:

– le disposizioni in materia di sospensione dei termini di versamento dei tributi, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, a favore dei soggetti interessati da eventi eccezionali, comportano altresì, per un corrispondente periodo di tempo, relativamente alle stesse entrate, la sospensione dei termini previsti per gli adempimenti anche processuali, nonché la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza in materia di liquidazione, controllo, accertamento, contenzioso e riscossione a favore degli enti impositori, degli enti previdenziali e assistenziali e degli agenti della riscossione;

  1. b) i termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli uffici degli enti impositori, degli enti previdenziali e assistenziali e degli agenti della riscossione aventi sede nei territori dei Comuni colpiti dagli eventi eccezionali, ovvero aventi sede nei territori di Comuni diversi ma riguardanti debitori aventi domicilio fiscale o sede operativa nei territori di Comuni colpiti da eventi eccezionali e per i quali è stata disposta la sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari, che scadono entro il 31 dicembre dell’anno o degli anni durante i quali si verifica la sospensione, sono prorogati fino al 31 dicembre del secondo anno successivo alla fine del periodo di sospensione;
  2. c) l’Agente della riscossione non procede alla notifica delle cartelle di pagamento durante il periodo di sospensione.

 

 

 

Rottamazione e definizione agevolata

Il Decreto Sostegni ha apportato altresì delle modifiche al c. 3 dell’art. 68 DL 18/2020 che prevede disposizioni in tema di:

– rottamazione ter,

– definizione agevolata delle risorse,

– saldo e stralcio,

– riapertura termini per gli istituti della rottamazione ter e del saldo e stralcio.

In particolare,  la nuova disposizione prevede che il versamento delle rate da corrispondere nell’anno 2020 e di quelle da corrispondere il 28 febbraio, il 31 marzo, il 31 maggio e il 31 luglio 2021 è considerato tempestivo e non determina l’inefficacia delle stesse definizioni se effettuato integralmente:

  1. a) entro il 31 luglio 2021, relativamente alle rate in scadenza nell’anno 2020;
  2. b) entro il 30 novembre 2021, relativamente alle rate in scadenza il 28 febbraio, il 31 marzo, il 31 maggio e il 31 luglio 2021.

 

Inoltre, la norma stabilisce che in caso di tardivo versamento delle relative rate non superiore a 5 giorni, l’effetto di inefficacia della definizione non si produce e non sono dovuti interessi.

 

Carichi affidati all’agente della riscossione

Visto il prorogarsi della situazione di emergenza legata alla pandemia da Covid-19 e che il periodo di sospensione dei carichi affidati all’agente della riscossione viene ad interessare anche l’anno 2021, è stato necessario applicare una gradualità nel riavvio delle procedure di recupero.

Nello specifico, il decreto, in riferimento:

  1. ai carichi affidati all’agente della riscossione durante il periodo di sospensione che va dall’8 marzo 2020 al 30 aprile 2021 e successivamente a tale periodo, fino al 31 dicembre 2021;
  2. ai carichi affidati anche dopo il 31 dicembre 2021 se relativi:

– alle dichiarazioni presentate nell’anno 2018,

– alle somme che risultano dovute a seguito dell’attività di liquidazione delle dichiarazioni dei sostituti d’imposta presentate nell’anno 2017;

-alle somme che risultano dovute a seguito della liquidazione definitiva dell’indennità di fine rapporto e delle prestazioni pensionistiche, alle dichiarazioni delle imposte sui redditi presentate nell’anno 2017;

– alle somme che risultano dovute a seguito dell’attività di controllo formale per le dichiarazioni dei redditi per gli anni 2017 e 2018 (art. 36-ter DPR 600/1973);

dispone la proroga:

di 24 mesi ai fini dei termini di decadenza e prescrizione;

di 12 mesi del termine di notifica della cartella ai fini del riconoscimento del diritto al discarico delle somme iscritte a ruolo.

Differita al 30 aprile anche la sospensione degli obblighi derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati su stipendi, salari, altre indennità relative al rapporto di lavoro o impiego, nonché a titolo di pensioni e trattamenti assimilati.

Il datore di lavoro riprenderà ad effettuare le relative trattenute a decorrere dal mese di maggio 2021.