Circolare per i clienti del 18.06.2021

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FISCO

Beni 4.0 e limiti al beneficio in caso di interconnessione tardiva

L’interconnessione tardiva rispetto all’entrata in funzione dei beni è ammessa solo con riguardo ai beni che sin dal loro primo utilizzo posseggano le caratteristiche intrinseche richieste dalla disciplina 4.0. È, inoltre, escluso che, per i beni non dotati, al momento del loro primo utilizzo, di tutte le caratteristiche tecniche richieste dal paradigma 4.0, il successivo apporto di modifiche e integrazioni atte a conferire ai medesimi ex post una o più di tali caratteristiche, possa consentire l’ammissibilità ai benefici 4.0. Per converso, l’applicazione dei benefici 4.0 potrebbe autonomamente riguardare i dispositivi aggiunti in quanto (potenzialmente) classificabili nei beni del secondo gruppo dell’All. A L. 232/2016 o in quanto relativi all’intervento di ammodernamento/revamping necessario a soddisfare le richieste caratteristiche tecnologiche.

È quanto precisato in un parere rilasciato dal MISE all’AE, nell’ambito di una Risposta a interpello, con riguardo alle agevolazioni previste per gli investimenti in beni strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale in chiave “industria 4.0” (art. 1 c. 184-197 L. 160/2019). La disciplina agevolativa, in vigore dal 1° gennaio 2020, sostituisce le previgenti disposizioni riguardanti il “super ammortamento” e l'”iper ammortamento”, le quali restano applicabili, a determinate condizioni, agli investimenti in beni strumentali effettuati fino al 31 dicembre 2019.

Il caso di specie concerne la possibilità di godere delle agevolazioni fiscali in relazione a dei carrelli elevatori, acquistati a partire dal periodo d’imposta 2017 e fino al periodo d’imposta 2020. I carrelli sono noleggiati presso terzi e verranno interconnessi tramite uno specifico dispositivo al sistema aziendale nel corso del 2021.

Forniti i chiarimenti anticipati, con riguardo alla componente software dei dispositivi in parola, il parere precisa che:

  • il software di sistema (stand alone), se riconducibile ad uno di quelli previsti dall’ B L. 232/2016 (idoneo a consentire l’interconnessione dei carrelli ubicati presso terzi con i sistemi gestionali aziendali propri della società medesima), può godere delle agevolazioni 4.0 a condizione che venga soddisfatto il requisito di interconnessione;
  • il software necessario al funzionamento dei dispositivi (embedded) potrà essere agevolato quale parte del costo del dispositivo stesso.

Il rispetto delle caratteristiche tecnologiche e del requisito dell’interconnessione dovranno essere mantenuti per tutto il periodo di godimento dei benefici 4.0. Ai fini dei successivi controlli, sarà cura dell’impresa beneficiaria documentare, attraverso un’adeguata e sistematica reportistica, il mantenimento, per tutto il periodo di fruizione dei benefici, delle caratteristiche e dei requisiti richiesti.

Applicazione errata del reverse charge e rimborso IVA

Salva l’ipotesi di frode, nel caso di errata applicazione del reverse charge, per sanare l’errore, laddove l’imposta sia stata assolta, seppur irregolarmente dal cessionario mediante il meccanismo dell’inversione contabile, il cedente deve definire esclusivamente la sanzione, non avendo l’obbligo di versare l’imposta; il cessionario a sua volta, pur rispondendo solidalmente della sanzione applicabile alla violazione, conserva il diritto alla detrazione dell’imposta.

In merito alla corretta modalità di recupero del credito IVA sugli acquisti da parte di un non residente, l’AE osserva che in base alla normativa in materia i soggetti stabiliti in altri Stati membri della Comunità, assoggettati all’imposta nello Stato in cui hanno il domicilio o la residenza, chiedono il rimborso dell’imposta assolta sulle importazioni di beni e sugli acquisti di beni e servizi, sempre che sia detraibile. Il rimborso non può essere richiesto dai soggetti che nel periodo di riferimento disponevano di una stabile organizzazione nel territorio dello Stato o dai soggetti che hanno ivi effettuato operazioni diverse da quelle per le quali debitore dell’imposta è il committente o cessionario, da quelle non imponibili di trasporto o accessorie ai trasporti e da quelle di servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici. L’ammontare complessivo della richiesta di rimborso relativa a periodi infrannuali non può essere inferiore a € 400,00; se detto ammontare risulta inferiore a € 400,00 il rimborso spetta annualmente, sempreché di importo non inferiore a € 50 (art. 38-bis2 Decreto IVA). La norma, dunque, esclude la possibilità di chiedere il rimborso con la speciale procedura ivi prevista se i soggetti non residenti hanno effettuato operazioni per i quali sono debitori d’imposta.

Tale previsione, va in ogni caso, coordinata con la disciplina di cui all’art. 6 c. 9-bis.2 D.Lgs. 471/97 che, in caso di errore nell’applicazione del reverse charge, fa salvo il comportamento del cedente che non ha applicato l’imposta, cristallizzando gli esiti dell’errore (come illustrato nella Risp. AE 28 aprile 2021 n. 301).

Passaggio al forfettario negato in caso di comportamento concludente

Il regime ordinario adottato erroneamente con comportamenti concludenti, quali l’emissione di fatture con IVA e la presentazione delle liquidazioni periodiche, non può essere sostituito con il regime forfettario.

Il caso di specie riguarda l’attività di collaborazione svolta da un avvocato nei confronti di una società, in relazione alla quale il difensore ha emesso nel 2020 dodici fatture, regolarmente saldate, per un importo mensile comprensivo di IVA e contributo alla cassa previdenziale, applicando erroneamente il regime fiscale ordinario in luogo di quello forfettario.

L’amministrazione finanziaria nega al professionista la possibilità di mutare a marzo del 2021 il regime ordinario di tassazione adottato con comportamento concludente nel periodo d’imposta 2020, in ragione delle seguenti circostanze:

  • negli anni pregressi l’avvocato non ha applicato il regime forfettario (non è noto se per scelta o per mancanza dei requisiti);
  • nel 2020 (ed invero anche nel 2021) ha tenuto un comportamento concludente coerente con quello adottato negli anni passati, emettendo fatture con IVAe applicazione del contributo previdenziale;
  • ha presentato le liquidazioni periodiche.

Inoltre, è presumibile pensare che sulle fatture abbia indicato anche la ritenuta a titolo di acconto e non è noto se abbia comunicato entro il 28 febbraio del 2020 alla Cassa Forense l’opzione per il regime di favore ai fini contributivi.

 

Nuovi termini versamento

Viene differita dal 30 aprile al 30 giugno 2021 la data finale del periodo di sospensione dei termini di versamento derivanti da:

  1. a) cartelle di pagamento;
  2. b) avvisi accertamento esecutivi emessi dall’AE;
  3. c) avvisi di addebito dell’INPS.

Questi versamenti oggetto di sospensione devono essere effettuati in unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione, vale a dire entro il 31 luglio 2021.

Pignoramenti

Il termine finale della sospensione degli obblighi di accantonamento, derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati dall’agente della riscossione aventi a oggetto le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, viene ulteriormente differito al 30 giugno 2021.

Le verifiche effettuate dalle amministrazioni pubbliche (art. 48 bis DPR 602/73) e dalle società a prevalente partecipazione pubblica, prima di effettuare, a qualunque titolo, il pagamento di un importo superiore a € 5.000, restano prive di qualunque effetto e quindi tali soggetti pubblici devono eseguire il pagamento a favore del beneficiario.

I termini invariati

Non sono stati previsti, invece, ulteriori differimenti per i pagamenti relativi alla c.d. rottamazione ter, saldo e stralcio e definizione agevolata delle risorse UE.

Ne consegue che il versamento delle rate 2020 deve essere effettuato entro il termine del 31 luglio 2021. Pertanto, le definizioni non sono invalidate per mancato tempestivo pagamento anche di una sola rata nei casi di tardività non superiore a cinque giorni.

Ricontrattazione delle locazioni commerciali: novità dalla conversione del Decreto Sostegni 

Locatario e locatore sono tenuti a collaborare tra di loro per rideterminare il canone delle locazioni commerciali nei casi in cui il locatario abbia subito una significativa diminuzione del volume d’affari, del fatturato o dei corrispettivi, derivante dalle restrizioni sanitarie nonché dalla crisi economica di taluni comparti e dalla riduzione dei flussi turistici legati alla crisi pandemica da Covid-19.

È quanto stabilito dalla legge di conversione del c.d. Decreto Sostegni (DL 41/2021 conv. in L. 69/2021) con lo scopo di agevolare un percorso regolato di condivisione dell’impatto economico derivante dall’emergenza epidemiologica Covid-19.

Ricordiamo che la cassazione aveva già sottolineato l’esigenza che, in conseguenza dell’emergenza sanitaria, i contratti di locazione commerciale dovessero essere rinegoziati dalle parti, in modo da adeguarne le prestazioni alle mutate circostanze.

Pertanto, il locatore che si fosse rifiutato ingiustificatamente di riequilibrare l’assetto negoziale originario doveva ritenersi inadempiente (Relazione tematica della Cassazione n. 56/2020).

Art. 6 nonies DL 41/2021 conv. in L. 69/2021

Bando INAIL “informazione per la prevenzione”: al via la presentazione delle domande

Dalle ore 12:00 del 30 giugno sino alle ore 18:00 del 20 luglio sarà possibile accedere alla procedura informatica per l’inoltro delle domande online relative all’avviso pubblico INAIL per il “Finanziamento di interventi informativi finalizzati allo sviluppo dell’azione prevenzionale in ambito nazionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro” Le risorse stanziate mirano alla realizzazione di interventi informativi, con l’obiettivo di sviluppare la capacità di analisi e la soluzione di situazioni o problemi complessi.

Comunicato CdL 31 maggio 2021

ADEMPIMENTI 

Diritto Camerale in pagamento il 30 giugno

Scade il 30 giugno il pagamento del diritto annuale alla Camera di Commercio Industria Artigianato ed Agricoltura da parte di ogni impresa iscritta o annotata nel Registro delle imprese, e ogni soggetto iscritto nel Repertorio delle notizie Economiche e Amministrative (REA).

Soggetti obbligati

Sono tenuti al pagamento del diritto annuale in base ad una tariffa fissa:

  • le imprese individuali;
  • le società semplici;
  • le società commerciali;
  • le cooperative e le società di mutuo soccorso;
  • i consorzi e le società consortili;
  • gli enti pubblici economici;
  • le aziende speciali ed i consorzi tra enti territoriali;
  • i GEIE (Gruppi Europei di Interesse Economico);
  • società tra avvocati Lgs. 96/2001;

iscritte o annotate nel Registro Imprese al 1° gennaio di ogni anno, ovvero iscritte o annotate nel corso dell’anno anche solo per una frazione di esso. Il diritto è dovuto anche, per ognuna delle unità locali o sedi secondarie iscritte nel Registro Imprese.

Sono tenuti al pagamento in base al fatturato conseguito nell’esercizio precedente, le società e gli altri soggetti collettivi risultanti come iscritti nella sezione ordinaria del Registro delle Imprese, al 1º gennaio, precisamente:

  • Società tra professionisti previste dalla 183/2011;
  • Società in nome collettivo;
  • Società in accomandita semplice;
  • Società di capitali;
  • Società cooperative;
  • Società di mutuo soccorso;
  • Consorzi con attività esterna;
  • Enti economici pubblici e privati;
  • Aziende speciali e consorzi previsti dalla Lgs. 267/2000;
  • GEIE – Gruppo Europeo di Interesse Economico.

Sono infine tenute al pagamento del diritto annuale le società in liquidazione e le imprese che, pur avendo comunicato la cessazione totale dell’attività, non hanno provveduto alla cancellazione dal Registro Imprese.

Soggetti esclusi

Non sono tenute al pagamento del diritto annuale:

  • le imprese soggette alle altre procedure concorsuale;
  • le imprese individuali che hanno cessato l’attività entro il 31 dicembre dell’anno precedente ed hanno presentato la domanda di cancellazione dal Registro Imprese entro il 30 gennaio dell’anno successivo;
  • le società e gli altri enti collettivi che hanno approvato il bilancio finale di liquidazione entro il 31 dicembre dell’anno precedente, ed hanno presentato la domanda di cancellazione dal Registro Imprese entro il 30 gennaio dell’anno successivo all’approvazione del bilancio finale;
  • le società cooperative cessano di essere soggette all’obbligo del pagamento del diritto a partire dall’anno solare successivo a quello della data del provvedimento che ha determinato lo scioglimento per atto dell’Autorità Governativa.

Con la Nota MISE 22 dicembre 2020 n. 286980, Il Ministero dello Sviluppo Economico ha comunicato le misure del diritto annuale anno 2021. Precisamente, la tabella che segue indica le tariffe fisse:

 

  Sede Unità
locali
Imprese individuali (piccoli imprenditori iscritti nella sezione speciale)  €             44,00  €            8,80
Società semplici iscritte con la qualifica
di Impresa Agricola
 €            50,00  €           10,00
Società semplici non agricole o inattive  €         100,00  €          20,00
Società tra avvocati previste dal D.Lgs.  96/2001  €         100,00  €          20,00
Imprese con sede principale all’estero, per ogni unità locali o sede secondaria    €         55,00
Soggetti iscritti solo al REA  €             15,00  

 

La nota stabilisce che le tariffe da pagare tengono conto della riduzione del 50%, a norma dell’art. 28 c. 1 DL 90/2014, convertito con modificazioni nella L. 114/2014.

In riferimento al diritto annuale commisurato al fatturato, nella tabella che segue sono indicati gli scaglioni di fatturato e le aliquote relative da applicare appunto sul fatturato totale (somma delle fatture emesse) dell’impresa conseguito nell’esercizio precedente:

SCAGLIONI DI FATTURATO ALIQUOTE
da euro a euro  
zero 100.000,00                                             200,00
oltre 100.000,00 250.000,00 0,015%
oltre 250.000,00 500.000,00 0,013%
oltre 500.000,00 1.000.000,00 0,01%
oltre 1.000.000,00 10.000.000,00 0,009%
oltre 10.000.000,00 35.000.000,00 0,005%
oltre 35.000.000,00 50.000.000,00 0,003%
oltre 50.000.000,00   0,001% (fino a un massimo di € 40.000,00)

 

La somma minima da versare per il primo scaglione è pari a 100,00 euro mentre l’importo massimo da versare, in nessun caso, potrà essere superiore a 20.000,00 euro.

Ciascuna singola Camera di Commercio ha la facoltà di aumentarne la misura del diritto annuale (sia in misura fissa che in base al fatturato), fino ad un massimo del 20%.

Modalità di versamento

Il pagamento del Diritto Camerale deve essere effettuato, in unica soluzione entro il termine previsto per il pagamento del primo acconto delle imposte sui redditi, quindi per il 2021 entro il 30 giugno o, applicando la maggiorazione dello 0,40%, nei 30 giorni successivi, quindi entro il 30 luglio 2021.

E’ utile ricordare che, in sede di prima iscrizione, il diritto andrà pagato entro 30 giorni dalla presentazione della domanda di iscrizione o di annotazione nel Registro delle Imprese.

Il versamento deve essere eseguito tramite la sedizione telematica del modello F24, compilando la sezione “IMU ed altri tributi locali” ed utilizzando il codice tributo 3850. Deve indicarsi nello spazio dedicato (“codice ente”) la sigla della provincia in cui ha sede la Camera di Commercio destinataria del versamento.

Ravvedimento operoso

In caso di pagamento oltre il termine previsto, la violazione potrà essere sanata attraverso l’istituto del ravvedimento operoso, beneficiando di riduzioni automatiche sulle misure minime delle sanzioni applicabili. Il pagamento va effettuato sempre con il modello F24, compilando la sezione IMU e altri tributi locali e indicando i seguenti codici tributo:

  • 3850 tributo;
  • 3851 interessi;
  • 3852 sanzione.

In caso di mancato rispetto dei termini, sarà applicata una sanzione amministrativa, variabile dal 10% al 100% dell’ammontare del diritto dovuto, ai sensi del DM 27 gennaio 2005 n. 54.

GUIDE OPERATIVE

L’Agenzia delle Entrate illustra i correttivi ISA 2021 a seguito dell’emergenza Covid

Con la Circ. AE 4 giugno 2021 n. 6/E, l’Agenzia delle Entrate ha illustrato quelli che sono stati gli interventi in materia di indici sintetici di affidabilità fiscale per il periodo d’imposta 2020 per “adeguarli” alla situazione economica generata dalla crisi pandemica oltre a fornire chiarimenti in ordine alla loro applicazione.

L’aggiornamento degli ISA, cita l’Agenzia delle Entrate, è avvenuto in due momenti e su due piani. Il primo riguarda l’evoluzione standard alla quale circa la metà degli ISA viene annualmente sottoposta in un percorso di ordinaria evoluzione dello strumento. Il secondo step invece, del tutto straordinario, ha riguardato la totalità degli indici con il fine di renderli tali da tenere conto degli effetti causati dall’emergenza Covid.

Seguendo l’ordine degli argomenti trattati nel documento di prassi, il primo punto è dedicato agli interventi straordinari. In prima battuta vengono elencate quelle che sono le cause di esclusione per il periodo d’imposta 2020 che pertanto prevedono che gli ISA non trovino applicazione per i contribuenti che:

  • hanno subito una diminuzione dei ricavi di cui all’ 85 c. 1 esclusi quelli di cui alle lettere c), d) ed e), ovvero dei compensi di cui all’art. 54 c. 1 TUIR, di almeno il 33 per cento nel periodo d’imposta 2020 rispetto al periodo d’imposta precedente;
  • hanno aperto la partita IVA a partire dal 1° gennaio 2019;
  • esercitano, in maniera prevalente, le attività economiche individuate da specifici codici attività. (Nella Tabella 2, allegata alle istruzioni Parte generale degli ISA sono riportati tutti i codici attività esclusi).

I contribuenti che rientrano nelle cause di esclusione di cui sopra sono in ogni caso tenuti, ai fini statistici, alla comunicazione dei dati economici, contabili e strutturali previsti all’interno dei relativi modelli e potranno dispensare dall’acquisizione dal cassetto fiscale dei dati precalcolati limitandosi quindi alla mera compilazione del modello.

Per contro i soggetti che rientrano nelle cause di esclusione e che non procedono alla consueta compilazione del modello non potranno di accedere ai benefici premiali previsti dall’art. 9-bis c. 11 DL 50/2017.

Con riferimento ai correttivi Covid-19 questi sono stati applicati sia all’analisi degli indicatori elementari di affidabilità sia a quella degli indicatori elementari di anomalia sulla base dei seguenti fattori sintomatici della crisi economica:

  • contrazione della produttività settoriale stimata sulla base delle analisi descritte in precedenza;
  • giornate di chiusura disposte dai decreti che si sono succeduti nel corso del 2020, differenziate per ciascun codice Ateco;
  • riduzione del valore dei Ricavi/Compensi nel periodo d’imposta 2020 rispetto al periodo d’imposta 2019 riferite al singolo contribuente;
  • riduzione dei costi per l’acquisto di materie prime, sussidiarie, semilavorati e merci e per la produzione di servizi rispetto al valore del p.i. precedente (anche in questo caso, per singolo contribuente);
  • variazione della forza lavoro dipendente del settore ISA sulla base dei dati del modello Uniemens di fonte INPS.

Inoltre, nelle modifiche è stato tenuto conto di aspetti legati all’area territoriale di appartenenza tenendo conto:

  • di situazioni di differenti vantaggi, ovvero, svantaggi competitivi, in relazione alla collocazione territoriale;
  • degli effetti dell’andamento congiunturale.

Al punto 2 della circolare viene data evidenza degli aspetti correlati alla modulistica ed alla relativa compilazione del modello “ISA2021”. In particolare, è stato portato avanti un processo di omogeneizzazione delle informazioni che vengono richieste ai fini dell’applicazione degli indici. In particolare, è stata effettuata un’implementazione del software “Il tuo ISA 2021” che consente l’importazione di informazioni relative a dati contabili già dichiarate, utilizzando il software “Redditi On Line” all’interno dei quadri RE, RF e RG del modello Redditi 2021.

L’aspetto da sottolineare, dal punto di vista della modulistica e delle info richieste, è che non è stata introdotta alcuna richiesta al contribuente di nuove informazioni per l’applicazione della nuova metodologia sviluppata per tenere conto degli effetti della crisi economica e dei mercati conseguente alla diffusione del COVID-19.

Nelle istruzioni parte generale sono riportate indicazioni sulla compilazione, valide per ogni ISA, in tale parte si trova:

  • la Tabella 1 contenente l’indicazione dei codici attività e del corrispondente ISA;
  • la Tabella 2 che individua le attività escluse per il periodo di imposta 2020 sulla base delle clausole di esclusione di cui si è detto sopra.

Con riferimento al quadro A, relativo alle informazioni sul personale, l’Agenzia delle Entrate segnala che, nei righi da A01 ad A03, il numero delle giornate retribuite deve essere indicato al netto delle giornate non “effettivamente lavorate” per effetto del ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (CIGD) di cui all’art. 22 del DL 18/2020, convertito con modificazioni dalla L. 27/ 2020, o ad altri istituti simili.

Nei dati contabili delle imprese (Quadro F) non devono invece essere indicati in alcun quadro i contributi e le indennità di qualsiasi natura erogati in via eccezionali a seguito dell’emergenza Covid che non concorrono alla formazione del reddito. Tali contributi non assumono rilevanza nemmeno ai fini dell’individuazione dell’attività prevalente su cui applicare gli ISA. Alla stessa stregua anche nel Quadro H riservato ai professionisti non devono essere indicati in alcun rigo i contributi e le indennità di qualsiasi natura che non concorrono alla formazione del reddito, erogati in via eccezionale a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

In alcuni modelli ISA è poi previsto un Quadro E (Dati per la revisione), all’interno del quale vengono richieste ulteriori informazioni che non rilevano ai fini del calcolo per l’anno in dichiarazione ma utili per l’attività di revisione ed evoluzione dell’indice.

La Circ. AE 4 giugno 2021 n. 6/E prosegue poi ricordando che, come per le due precedenti annualità, anche per il periodo d’imposta 2020 occorre procedere all’acquisizione dei dati resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate, vale a dire le cosiddette “variabili precalcolate” che pur non essendoci elementi sostanziali di novità rispetto alle modalità di acquisizione del passato, nella versione aggiornata questi dati sono integrati dal punteggio ISA 2018 e 2019 che in ogni caso non hanno influenza di calcolo ma sono esclusivamente informazioni aggiuntive a supporto di chi compila il modello.

Con riferimento alle “ordinarie” evoluzioni degli ISA per il periodo d’imposta 2020, che in totale sono 87, l’Agenzia delle Entrate va una breve sintesi suddivisa per comparto: agricoltura, manifatture, servizi e commercio.

Anche per quanto riguarda il software applicativo “Il tuo ISA 2021” è dedicato un intero punto della circolare (punto 5). La struttura del software è la medesima delle scorse tornate, pertanto l’assenza di novità strutturali consente agli operatori di misurarsi con uno strumento le cui dinamiche di funzionamento sono già note dalle precedenti campagne dichiarative. C’è stato un aggiornamento nella sezione dove sono visualizzati gli esiti del calcolo del punteggio di affidabilità in modo tale da poter dare evidenza degli interventi correttivi effettuati per tener conto degli effetti di natura economica del COVID-19. In corrispondenza del punteggio ISA, al messaggio relativo alle condizioni di accesso ai benefici premiali, è stata aggiunta l’informativa COVID come di seguito:

“Il tuo ISA, con punteggio pari o superiore a 8, ti permette l’accesso ai benefici premiali di cui all’art. 9-bis c. 11 del DL  50/2017. Ulteriori condizioni di accesso ai benefici premiali sono previste con Provv. AE 26 Aprile 2021 n. 103206. Il punteggio ISA tiene conto degli interventi straordinari per cogliere gli effetti economici dell’emergenza Covid-19”.

Relativamente al regime premiale, al punto 6, sono riportate le condizioni necessarie per l’accesso ai benefici premiali previsti per il periodo d’imposta 2020, che così come individuate dal Provv. AE 26 Aprile 2021 n. 103206, confermano i criteri di accesso ai benefici premiali già definiti per la precedente annualità, benefici di cui all’art. 9-bis c. 1 DL 50/2017 che si riepilogano di seguito:

  • esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione di crediti per un importo non superiore a 50.000 euro annui relativamente all’imposta sul valore aggiunto e per un importo non superiore a 20.000 euro annui relativamente alle imposte dirette e all’imposta regionale sulle attività produttive;
  • esonero dall’apposizione del visto di conformità ovvero dalla prestazione della garanzia per i rimborsi dell’imposta sul valore aggiunto per un importo non superiore a 50.000 euro annui;
  • esclusione dell’applicazione della disciplina delle società non operative, anche ai fini di quanto previsto al secondo periodo del c. 36-decies dell’ 2 DL 138/2011, convertito, con modificazioni, dalla L. 148/2011;
  • esclusione degli accertamenti basati sulle presunzioni semplici di cui all’ 39 c. 1 lett. d) secondo periodo DPR 600/73 e all’art. 54 c. 2 secondo periodo DPR 633/72;
  • anticipazione di almeno un anno, con graduazione in funzione del livello di affidabilità, dei termini di decadenza per l’attività di accertamento previsti dall’ 43 c. 1 DPR 600/73, con riferimento al reddito di impresa e di lavoro autonomo, e dall’art. 57 c. 1 DPR 633/72;
  • esclusione della determinazione sintetica del reddito complessivo di cui all’ 38 DPR 600/73, a condizione che il reddito complessivo accertabile non ecceda di due terzi il reddito dichiarato.